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sabato 7 giugno 2014

Un fuoco d'amore - Riflessione sul Vangelo di domenica 8 giugno 2014

"Stanchi della solita vita?" Qualche anno fa una pubblicità iniziava in questo modo, proponeva un prodotto che avrebbe cambiato la vita di chi l'avesse utilizzato.
A tutti, penso, capiti nella vita un periodo in cui ci si sente stanchi della solita routine, della monotonia degli eventi che si susseguono identici, forse ci rimproveriamo di non avere il coraggio di cambiare qualcosa che rompa questa situazione di stallo, forse pensiamo di non esserne capaci e, alla fine, ci rassegniamo a vivere così, chiusi in noi stessi e nelle nostre abitudini.
Anche gli Apostoli, pur dopo la gioia della Resurrezione di Gesù, avevano continuato una vita ordinaria, erano tornati ai loro lavori, continuavano a stare insieme ma in modo fiacco e abbastanza scoraggiato. Gesù era risorto e asceso al cielo e ora, davanti a loro, si profilava il ritorno alla normalità di quello che avevano prima dell'incontro con Lui... ma ad un tratto tutto cambia, quello che Gesù aveva promesso si compie, scende su di loro lo Spirito Santo. Un'esperienza nuova, diversa da ogni altra, una grande potenza difficile da descrivere, gli Apostoli si scoprono ripieni di Dio, del suo amore, della sua forza e la gioia diventa incontenibile. Fino a quel momento timorosi e paurosi erano rimasti zitti e nascosti, ora devono uscire e annunciare a tutti che Dio ha salvato il suo popolo, che la promessa è compiuta in Gesù morto e risorto.
La timidezza e la paura si trasformano in coraggio e autorevolezza, iniziano a raccontare le meraviglie di Dio e tutti sono in grado di capirli malgrado parlino lingue diverse. La confusione di Babele è finalmente risolta, Dio torna ad essere colui che riunisce tutti gli uomini insieme in un'unica grande famiglia, come veri fratelli.
Che evento meraviglioso hanno vissuto gli Apostoli quel giorno di Pentecoste di duemila anni fa e da allora tutta la Chiesa continua a ricevere il dono dello Spirito: nei sacramenti, nella preghiera, nella carità fraterna.
Ma anche io? Sì!!! Lo Spirito Santo desidera scendere nel cuore di ciascuno di noi per inondarlo della sua gioia, del suo amore, della sua pace, vuole infiammarci con il fuoco della sua carità e far fare anche a ciascuno di noi quell'esperienza di gioia e di annuncio coraggioso come gli Apostoli il giorno di Pentecoste.
Apriamo il cuore e chiediamo allo Spirito di riempirlo di Sé! Vieni Spirito e riempi il mio cuore!
È Dio stesso che si dona a noi, che viene a dimorare in noi, che risveglia i doni e i carismi che ci ha donato con il Battesimo, con la Cresima, doni che ci faranno progredire nella relazione con Lui e carismi che metteremo a servizio dei fratelli perché la nostra famiglia, la famiglia dei figli di Dio, possa continuare a crescere, affinché tanti scelgano anche loro di dire sì al Signore. Non sono super-poteri che possiamo usare a nostro piacimento ma sono sensibilità, capacità, abilità che saranno utili ai fratelli che il Signore porrà sulla mia vita che, così, non sarà più inutile ma preziosa perché attraverso le mie povere azioni e parole passerà la potenza creativa e salvifica di Dio.
...e tutto questo... gratis! Sì, gratis! Il Signore non si fa pagare i suoi doni, altrimenti non sarebbero più doni, non pretende nulla da noi, non ci chiede di essere perfetti, ci chiede solo di dire di sì a Lui e di lasciarci plasmare dalla sua grazia, dalla sua forza, dal suo amore e così impareremo ad abbandonare quelle azioni, quegli atteggiamenti, quei vizi che ci fanno solo male perché non sono secondo l'amore di Dio.
Dall'esterno forse la nostra vita sembrerà quella di prima, non ci ritroveremo con il conto in banca pieno o con una villa lussuosa, non smetteremo di dover affrontare problemi e difficoltà ma ora lo faremo con il Signore nel cuore, con la sua pace e la sua serenità che nascono dal sapere che è Lui a provvedere a noi e a non farci mancare nulla di ciò che ci serve per rimanere uniti a Lui e per vivere già da ora la vita eterna.
Vieni Spirito Santo e trasforma il mio cuore!!!

sabato 24 maggio 2014

Mai soli - Riflessione sul Vangelo di domenica 25 maggio 2014

Quante persone attorno a noi sono convinte che quella che viviamo su questa terra sia l'unica vita che ci è data e quindi va vissuta sfruttando ogni possibilità di felicità... Qualcuno è disposto a pensare che, forse, qualcosa dopo la morte c'è, ma come sia e cosa sia non è ancora momento di scoprirlo.
Noi, invece, che partecipiamo alla Messa ogni domenica, noi che siamo, tutto sommato, buoni cristiani, sappiamo che il Signore è risorto per noi, che c'è il Paradiso e speriamo di andarci... il più tardi possibile...
Se le cose stessero davvero così, la vita che stiamo vivendo sarebbe un corso di sopravvivenza piuttosto crudele, sul modello di alcuni reality televisivi che oggi vanno tanto di moda, in cui il Paradiso è il premio finale per chi è riuscito ad arrivare fino in fondo.
Gesù però non ci ha chiamati ad un reality ma alla vita eterna, il Paradiso non è un miraggio lontano a cui cerchiamo di arrivare ma una realtà che è già accanto a noi, che ci è già offerta oggi.
Gesù rivela ai suoi discepoli (e quindi anche a noi) che non ci abbandona, che ci dona il suo Santo Spirito, il Paraclito (che significa "chiamato vicino") che sta sempre con noi affinché non ci sentiamo più soli, orfani.
Quanta solitudine attorno a noi, quante persone che si sentono sole e quante volte anche noi ci sentiamo soli perché ci sentiamo incompresi, abbandonati alle nostre paure, ai nostri dolori.
Il Signore Gesù ci dice "Non aver paura! Non ti lascio solo, non ti lascio orfano! Ti dono il mio Spirito! Ti accolgo nel mio amore, nell'amore che c'è tra me e il Padre! Vengo ad abitare in te e faccio abitare te in me!"
Il Paradiso non è un luogo ma uno stato di vita, è stare con Dio, nel suo amore, è il sapersi amati in modo smisurato, infinito, è il sentirsi accolto sempre e comunque, senza se e senza ma, senza dover essere diverso da quello che sono, con tutte le mie fragilità, le mie debolezze e anche con tutti i miei peccati... perché l'amore di Dio è sempre più grande del mio peccato.
Gesù ci chiede solo di aprire gli occhi del cuore, di iniziare a riconoscere anche quella realtà che non può essere percepita con gli occhi del corpo, la realtà dello Spirito che è reale quanto quella materiale, anzi che è molto più vera! Quante volte le cose che vediamo coi nostri occhi e che pensiamo vere si rivelano poi false!
Ma come si fa ad imparare a riconoscere la realtà dello Spirito? Bisogna solo scegliere di amare il Signore Gesù, decidere di dargli fiducia, di credere che veramente Egli ci salva, che ha dato la sua vita per noi. Non serve altro perché scegliendo di amarlo ci lasciamo anche amare da Lui e il suo amore ci insegna ad amare i fratelli proprio perché amati da Lui. Decidere di amare il Signore ci pone in una vita d'amore vero che apre i sensi del nostro spirito e ci fa riconoscere che il Signore mi ha già donato il Paradiso perché è venuto ad abitare in me riempiendo tutta la mia esistenza del suo amore vero.

sabato 22 febbraio 2014

Figli somiglianti al Padre - Riflessione sul Vangelo di domenica 23 febbraio 2014

Ci sono delle pagine del Vangelo che ci piacciono molto, che siamo sempre felici di ascoltare, ma ce ne sono altre che ci piacciono un po' meno, che quando le ascoltiamo la domenica... diciamo che non ci fanno impazzire dalla gioia.
Luca Rossetti, Trinità, Chiesa San Gaudenzio, Ivrea.
La pagina di questa domenica, che molti intitolerebbero "ama i tuoi nemici", è probabilmente una di quelle meno amate. Forse la sentiamo molto distante dal nostro vissuto, ci sembra che Gesù ci chieda qualcosa di troppo grande per le nostre forze.
Ma davvero può essere così? Ma davvero il Signore può chiederci qualcosa di cui non siamo capaci?
Non sarà forse che siamo noi ad aver capito male?
Proviamo allora ad ascoltare meglio quello che ci viene proposto.
Gesù in poche parole descrive quello che è il nostro quotidiano: voler bene a chi ti vuole bene ma star ben alla larga da chi ti è ostile e se ti fa qualcosa di male tu vendicati. La nostra vita, cioè, ha per centro il nostro Io quindi chi mi è amico lo tratto bene, chi non lo è... proprio non lo tengo in considerazione. Guardiamoci bene nel cuore con obbiettività e non potremo che concordare con questa descrizione.
Ma che tipo di vita è questa? È una vita felice? Se mi guardo intorno direi di no! Mi sembra piuttosto una vita in cui ci si accontenta di tirare a campare.
Gesù, però, desidera per ciascuno di noi una vita veramente felice e così ci invita a cambiare prospettiva, a mettere al centro della nostra vita Dio che ragiona in modo molto diverso da noi. È un Padre che ama tutti i suoi figli, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, perché un padre fa così, ama i suoi figli sempre, anche quando disobbediscono, si comportano male, gli fanno del male.
Ma Lui è Dio e noi come possiamo pensare di essere capaci di amare come ama Lui?
È stato difficile nascere, assomigliare ai vostri genitori, imparare la loro lingua? No! Nessuno di noi ha faticato per avere gli occhi del colore di quelli di papà o i capelli del colore di mamma, nessuno di noi ha faticato per imparare la lingua dei nostri genitori, siamo cresciuti con loro. Amare come ama Dio non è diverso!
Ogni giorno (e più volte al giorno, spero) eleviamo a Dio la preghiera che ci ha insegnato suo Figlio Gesù che inizia con le parole "Padre nostro". Non sono mica parole a caso! Se Gesù ci invita a rivolgerci a Dio chiamandolo Padre è perché è davvero così, perché è davvero nostro Padre! Siamo noi che forse diciamo questa parola dandole poco peso. San Francesco spesso quando iniziava il Padre nostro non riusciva ad andare oltre la prima parola perché solo l'idea di poter chiamare Dio Padre, e quindi essere suo figlio, lo faceva impazzire dalla gioia.
Proviamo allora a metterci un po' di fiducia in più quando preghiamo il Padre nostro, crediamo che siamo davvero suoi figli e quindi gli assomigliamo in quella che è la sua caratteristica principale: l'amore. Amare i nostri nemici è un atto eroico solo se pensiamo di poterlo fare col nostro piccolo e freddo cuore, se invece ci apriamo al dono dello Spirito Santo e lasciamo che sia Lui, che è l'Amore del Padre, ad amare in noi il voler bene a chi ci fa del male non sarà altro che un atto del tutto naturale. San Paolo ci ricorda che noi siamo tempio di Dio e che lo Spirito abita in noi, non teniamolo rinchiuso! Lasciamo che ci insegni il linguaggio del Padre che è il linguaggio dell'amore per tutti.
Il nostro ego cercherà di frenarci dicendoci che vivere così è vivere da fessi che si fanno imbrogliare e opprimere dagli altri, non diamogli retta!
Pensiamoci bene: stiamo meglio quando portiamo rancori e litighiamo o quando viviamo in pace volendo bene a tutti? Io penso che una vita davvero gioiosa sia quella in comunione e in pace con tutti.
All'inizio sarà un po' difficile, le cattive abitudini sono dure da perdere, ma se non ci lasciamo scoraggiare e ci impegniamo innanzi tutto ad aprire il cuore all'azione dello Spirito (dobbiamo pregare, se non fosse sufficientemente chiaro), piano piano ci accorgeremo che non è così complicato, anzi che è davvero bellissimo! Una vita d'amore vero è una vita di gioia perché ci fa essere più noi stessi ci fa vivere da quello che siamo: figli amati che somigliano al loro Padre.


sabato 15 febbraio 2014

Verso una giustizia più alta - Riflessioni sul Vangelo di domenica 16 febbraio 2014

A chi piacciono regole, norme, leggi?
Penso a nessuno eppure capiamo che sono utili, e spesso anche necessarie, per mantenere una convivenza civile.
"L'uomo è un animale sociale" diceva Aristotele, non siamo fatti per una vita solitaria, abbiamo bisogno di relazioni in cui condividere i nostri pensieri, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre esperienze ma abbiamo anche bisogno gli uni degli altri perché da soli non saremmo in grado di sopravvivere (mica siamo tutti Bear Grylls!). Fin da bambini ci accorgiamo che la convivenza con gli altri necessita di norme che limitano la mia libertà per tutelare quella dell'altro, che mi accordano dei diritti ma anche dei doveri.
Tutti, però, viviamo anche relazioni in cui le norme e le leggi sono superflue, non hanno bisogno di essere stabilite, sono le relazioni d'amore, quelle in cui cerchiamo prima il bene dell'altro che il nostro. Tra due innamorati non c'è bisogno (o almeno non dovrebbe) di stabilire a che ora telefonarsi o quante volte uscire a cena in un mese perché ci si ama e ognuno dei due desidera più il bene dell'altro che il proprio. Relazioni del genere, però, ne abbiamo poche e in tutte le altre è facile che passi prima il nostro interesse che il bene dell'altro.
Dio conosce le nostre fragilità e già ad Israele ha donato una Legge, sintetizzata nei cosiddetti Dieci Comandamenti (ma che meglio si dovrebbero dire Dieci Parole), per indicarci come vivere senza farci troppo male tra noi.
Gesù, questa domenica, ci dice che è venuto a "dare compimento" a quella Legge cioè a mostrarci che, a ben guardare, comportarsi come gli scribi e i farisei, ligi ad ogni precetto in modo quasi maniacale, ma senza andare un passo più in là è solo il minimo sindacale per vivere in modo umano, è accontentarsi di sopravvivere.
Gesù non si accontenta, non gli basta vederci sopravvivere, desidera per ciascuno di noi una vita bella, vera, piena e gioiosa, una vita alta! E ci indica una via alta!
Questa via alta è la via dell'amore che si dona, è la via dell'amore per il fratello che scaturisce dall'amore di Dio. La cosa più importante è, quindi, lasciarsi raggiungere dall'amore di Dio e non permettere a nulla di ostacolarlo, fossero anche situazioni a noi molto care o che pensiamo esserci necessarie. Nella nostra vita non c'è nulla che sia più necessario di Dio e della sua salvezza, tutto il resto deve essere subordinato.
Quando ci scopriamo amati e custoditi da Dio impariamo anche a capire che possiamo, anzi che è la cosa più naturale, mettere il bene del fratello davanti al nostro perché è proprio cercando il bene del fratello che troverò anche il mio. Se la mia vita è spesa nella ricerca dei miei interessi, gli altri diventano solo oggetti che possono essermi utili o ostacoli che si frappongono tra me e quello che desidero, e tutto diventa mediocre e deludente.
Perché, allora, accontentarci? Perché limitarci al minimo sindacale per essere corretti?
Gesù ci propone uno stile di vita impegnativo ma lo fa perché sa che siamo in grado di viverlo: ci ha donato il suo Spirito che ama e agisce in noi, che ci rende capaci di cose grandiose, ben superiori alle nostre forze. Non dobbiamo aver paura di fallire o che non si riveli la scelta giusta, il Signore è venuto a dare compimento alla Legge non sulla carta ma nella nostra vita! La Legge di Gesù è la legge dell'amore che è già scritta nel nostro cuore, se decidiamo di crederci, di fidarci, comprenderemo che queste parole che ora ci sembrano troppo difficili da vivere sono la via della nostra gioia piena e corrispondono a quello che realmente siamo, alla nostra vera natura.
"Ama e fa' ciò che vuoi" diceva s. Agostino. Quando amiamo veramente, non noi stessi ma Dio e i fratelli, vorremo solo cose buone e sarà l'amore a guidare le nostre scelte, anche le più piccole e, anche in quelle, scopriremo la nostra felicità.

sabato 8 febbraio 2014

Sii quello che sei! - Riflessioni sul Vangelo di domenica 9 febbraio 2014

Fin da bambini piccoli abbiamo tutti scoperto con amarezza che nella vita non avremmo potuto fare sempre e solo quello che ci passa per la testa, crescendo, poi, abbiamo scoperto che abbiamo anche degli obblighi, dei doveri: ci tocca fare cose senza averne la minima voglia.
Col tempo, chi più chi meno, ci siamo rassegnati a questa condizione di costretti e viviamo spesso in una latente frustrazione, ci accontentiamo della nostra vita ma in fondo la vorremmo ben diversa, più corrispondente a quella che pensiamo essere la nostra vera natura. Abbiamo ben chiaro, infatti, che per essere veramente felici dobbiamo poter vivere una vita che sia conforme a quello che siamo: "se potessi fare quello che voglio, vivere per quello che sono!"
Ma sappiamo davvero quello che siamo? Siamo certi di conoscere la nostra vera natura?
Questa domenica Gesù ci aiuta a capire chi siamo veramente, quale sia la nostra vera natura, perché quell'intuizione è giusta, è vero che saremo veramente felici solo quando vivremo secondo quello che siamo e Gesù ci vuole felici.

Per prima cosa dobbiamo sgombrare la mente da un pregiudizio che tutti abbiamo: il Vangelo non è un manuale di buone maniere, non mi dice cosa devo fare, non mi impone un comportamento.
Il Vangelo mi dice chi sono, qual è la mia vera natura e mi guida a fare scelte che siano conformi perché possa vivere felice. La prospettiva è totalmente diversa!
Nella pagina di Vangelo di questa domenica Gesù ci dice "voi SIETE il sale della terra... voi SIETE la luce del mondo": usa l'indicativo presente non il congiuntivo esortativo. Non ci sta dicendo cosa fare ma cosa siamo.

Siamo cristiani, siamo suoi discepoli, e averLo accolto nella nostra vita ci ha trasformati e ha fatto di noi il sale della terra e la luce del mondo: la nostra natura ora è essere sale e luce.
Se quindi vogliamo essere veramente felici, se vogliamo vivere una vita piena e gioiosa, dobbiamo iniziare a dare sapore e a illuminare perché è questo che fanno il sale e la luce. Per farlo dobbiamo donarci ai fratelli: il sale per dare sapore deve sciogliersi, la lampada per illuminare deve consumare il suo olio, il cristiano per essere se stesso deve donarsi ai fratelli, compiere opere buone. Essere discepoli di Cristo è aver capito che la nostra vera natura è amare per cui compiere opere buone non è un obbligo, un'imposizione, una richiesta ma semplicemente vivere quello che siamo.

Ripeto, il Vangelo non è un manuale di buone maniere, non ci sta dicendo cosa dobbiamo fare ma cosa siamo, Gesù non ci impone delle regole di comportamento ci dice solo "Sii quello che sei! Non aver paura, non continuare a rimuginare sulla tua vita, sulle tue scelte, sulle tue sofferenze! Vivi amando! Ama! È più facile di quello che pensi! E troverai la tua gioia!"
Con il Battesimo il Signore ha acceso nel nostro cuore la fiamma dello Spirito Santo, è Lui la nostra luce che rischiara la nostra vita e la vita dei nostri fratelli accanto a noi, è Lui l'amore del Padre che ci rende capaci di amare come Cristo ci ha amato e così donare la nostra vita!

Perché, allora, ci sembra così difficile?
Perché non ci siamo ancora decisi a credere a quello che il Signore ci ha detto, perché pensiamo che pretenda da noi qualcosa che è al di sopra delle nostre forze e possibilità, perché pensiamo di dover pagare il suo amore con la nostra fatica, perché pensiamo di dover raggiungere un livello di perfezione che vediamo troppo lontano da noi.
Ma non è così! Gesù ci dice oggi: tu SEI sale e luce! e Gesù non mente quindi è vero che siamo sale e luce!
Compiamo oggi un vero atto di fede, diciamo al Signore "Io CREDO che tu mi hai amato gratuitamente, che mi hai donato il tuo Spirito che ora vive e ama in me e mi rende sorgente di amore, sale che dà sapore, luce che illumina!"
Attenzione! L'atto di fede non è qualcosa che dobbiamo "sentire", la fede non è un sentimento ma un atto di volontà. Nella vita ci capita tante volte di fare cose che non "sentiamo" che non ci emozionano ma le facciamo (dunque vogliamo farle) perché sappiamo che è giusto così, perché ci fidiamo di chi ci ha detto di fare così. Oggi dobbiamo fare la stessa cosa, dobbiamo compiere un atto di fede, dobbiamo voler credere che il Signore ci ha veramente salvati e ci ha resi suoi cooperatori nell'annunciare il suo amore per ogni uomo!

Vivere una vita di amore che si dona non ci sembrerà più una cosa da pochi eletti, una cosa che sanno fare solo i santi ma capiremo che è la nostra vera natura ed è ciò che ci dona una gioia che non potevamo nemmeno immaginare e chi ci sta accanto sarà inondato di questo amore che lo Spirito Santo fa sgorgare in noi e "renderà gloria al Padre" capirà, cioè, che Dio è davvero un Padre tenerissimo che ama ciascuno di noi!

domenica 19 gennaio 2014

Un vulcano nel cuore... il fuoco dello Spirito

Avete presente un vulcano? La sua forza, il suo calore, il bagliore... da questa mattina il mio cuore è così!
Che mi è successo? Ieri ho ricevuto l'Effusione dello Spirito Santo nella Comunità Gesù Ama del Rinnovamento Carismatico Cattolico che ho iniziato a seguire da qualche mese e di cui ho già dato alcune testimonianze.
Chi mi conosce avrà, probabilmente, strabuzzato gli occhi e sarà rimasto senza parole, o per lo meno piuttosto confuso.
Sì, perché io appartenevo a quel gruppo di sacerdoti, ahimè piuttosto cospicuo, che nutrono sospetti e scetticismo nei confronti delle Comunità Carismatiche.
Diciamoci la verità, a chi partecipa per la prima volta a una preghiera carismatica qualche perplessità è anche normale che venga perché alcune manifestazioni sono difficili da comprenderle finché non si vivono.
La pensavo anche io così, poi gradualmente ho iniziato a cambiare opinione. Ho già raccontato nei post precedenti come il Signore mi abbia fatto percepire la sua presenza, mi abbia donato un'esperienza di preghiera vera e profonda e di come abbia fatto crescere il desiderio di approfondire questo cammino. Per fare questo ha saputo servirsi dei fratelli della comunità che, docili allo Spirito, prima mi hanno invitato a partecipare al ritiro di Effusione e poi mi hanno chiesto se desiderassi ricevere io stesso la preghiera di Effusione. Nessuno di loro sapeva, perché non lo avevo detto a nessuno, che era un desiderio che avevo sentito nascere nel cuore ma che timidamente non me la sentivo di esprimere... ci ha pensato Lui!
Così venerdì 17 gennaio sono partito per Sacrofano per partecipare al ritiro di Effusione con il cuore colmo di attesa, quasi quanto i giorni che avevano preceduto la mia ordinazione sacerdotale.
Penso sia importante precisare che, malgrado l'esperienza fatta e il desiderio di vivere questo momento, restavano in me tre domande:
1. Cos'è il riposo nello Spirito?
2. Come funziona la preghiera in lingue?
3. L'Effusione è davvero come la descrivono?
Avrei potuto chiedere ai fratelli di spiegarmi ma temevo rimanesse poi in me un dubbio latente che potesse essere una suggestione personale, c'era una sola persona di cui mi potevo fidare ciecamente, la cui parola nessuno avrebbe mai potuto mettere in discussione: il Signore! Così ho pregato e ho chiesto al Signore che mi facesse capire, mi sono abbandonato a Lui certo che Lui non mi inganna mai.
Alla prima domanda il Signore ha risposto venerdì pomeriggio.
Durante la preghiera comunitaria io ero al mio posto, c'erano altri attorno a me ma nessuno mi stava imponendo le mani o mi toccava, nessuno aveva parlato di riposo nello Spirito durante la preghiera, io ho chiuso gli occhi e sono caduto sulla sedia dietro di me come se mi fossi addormentato in un istante. Descrivere l'esperienza è difficile... proviamoci! Avete presente quando siete a letto e avete trovato la posizione ideale,quella in cui siete comodissimi, ve ne state al calduccio e vi viene da dire "e chi si muove più? sto tanto bene così!"... ecco il riposo nello Spirito è così ma mille volte meglio. Sono rimasto così forse una decina di minuti, perfettamente cosciente di quello che accadeva intorno a me, perfettamente padrone di me stesso, non ho avvertito nulla che mi costringesse o che limitasse anche di una sola virgola la mia libertà, nulla! Dunque il mio corpo era perfettamente rilassato e riposato e il mio spirito era nella pace e nella serenità. Queste parole un po' sconnesse non rendono però veramente quello che ho vissuto, so però che niente mi ha condizionato né è stata una mia simulazione perché mi ha sorpreso totalmente.
Poi è arrivato sabato, il giorno dell'Effusione.
L'intera giornata l'abbiamo trascorsa in preghiera davanti a Gesù nel Santissimo Sacramento mentre uno alla volta venivamo chiamati per la preghiera di Effusione.
Era davvero molto tempo che non pregavo così intensamente e profondamente, il Signore mi ha fatto comprendere che stava guarendo le mie ferite, che ciò che per molto tempo mi aveva fatto male ora Lui lo guariva, ho sentito la vicinanza di Maria Santissima e di una persona defunta a me molto cara. Tutto questo è rimasto tra me e il Signore, non ne ho parlato con nessuno, ci tengo a sottolinearlo perché è ciò con cui il Signore ha risposto alle altre due domande.
Sono venuti a chiamarmi per la preghiera di Effusione, mi hanno portato in una saletta dove sei tra fratelli e sorelle mi hanno accolto e dopo essermi presentato brevemente hanno iniziato a pregare per me imponendomi le mani. Quasi immediatamente sono nuovamente andato nel riposo dello Spirito e i fratelli e le sorelle attorno a me hanno cominciato a dirmi quello che lo Spirito Santo stava facendo loro percepire. Mi hanno detto della persona a me cara che stava intercedendo per me (non in modo generico ma con grande precisione), mi hanno detto della guarigione (anche qui con riferimenti chiari che solo io conoscevo), mi hanno detto dell'intercessione di Maria Santissima descrivendomi esattamente l'immagine che avevo percepito io durante la preghiera. Così il Signore ha risposto alla mia terza domanda: quelle immagini, quei particolari potevano venire solo ed esclusivamente da Lui.
Ne rimane ancora una: il canto in lingue! Durante la preghiera di Effusione una delle sorelle mi ha detto queste parole "lo Spirito vuole farti il dono delle lingue, lo vuoi?" Non ho esitato nemmeno un istante e ho detto Sì! Non ho ancora ben capito come sia esattamente questa esperienza dello Spirito, per ora ho capito che è possibile solo quando faccio tacere completamente il mio io e lascio che lo Spirito preghi in me come dice san Paolo "lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili" Rm 8,26.
I fratelli e le sorelle mi hanno poi annunciato i carismi che lo Spirito mi ha voluto donare perché vorrà servirsi di me per il suo disegno d'amore.
Io ora mi sento come un bimbo la mattina di Natale, circondato dai regali e con la confusione in testa per non saper da dove cominciare.
Non so a cosa mi chiamerà il Signore, come mi chiederà di usare i carismi che mi ha donato, di una sola cosa sono certo che il 18 gennaio 2014 il Signore ha cambiato la mia vita in modo irreversibile, io pensavo mi avesse già donato tanto e invece mi ha donato ancora molto di più.
A chi legge queste mie righe un po' sconnesse e strampalate, ma che vengono dal cuore, chiedo di pregare per me affinché io mi possa sempre mantenere umile e docile allo Spirito Santo, perché solo così potrò vivere questa chiamata speciale che mi ha voluto fare con mia enorme sorpresa.
Ai miei confratelli sacerdoti scettici e critici chiedo di fidarvi di Dio! Siete sacerdoti e sapete capire quando state pregando per davvero o quando state parlando al vento, sapete riconoscere la presenza di Dio quindi, invece di bollare subito l'esperienza carismatica come una cosa da esaltati chiedete a Dio che vi illumini e che vi faccia capire, lo sapete Lui non vi mente. Poi non è mica detto che dobbiate tutti diventare carismatici, si può essere santi cristiani e sacerdoti anche senza l'esperienza carismatica.
Soprattutto non fate ostruzionismo, non negate ai vostri fedeli e a voi stessi la possibilità di provare, ricordate le parole di Gamaliele "Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!" At 5, 39.
Fidatevi dello Spirito, non ve ne pentirete!

sabato 18 gennaio 2014

Immersi nello Spirito - Riflessioni sul Vangelo di domenica 19 gennaio 2014

Ciascuno di noi ha, nel corso della propria vita, alcune date particolari, eventi significativi e importanti, momenti preziosi e speciali da ricordare perché sono tappe fondamentali del nostro cammino di vita. 
Poi ci sono gli altri giorni, quelli normali, quelli in cui non succede nulla di speciale, nei quali la nostra vita prosegue in modo ordinario, quelli che, a ben guardare, sono la maggioranza, quelli che, però, più facilmente rischiano di sfuggirci via inghiottiti da una noiosa routine.
Il Tempo Ordinario, che abbiamo ripreso lunedì scorso, non è il tempo di una noiosa ripetizione di giorni tutti uguali durante i quali ci limitiamo a sopravvivere ma il tempo della quotidianità con Gesù, il tempo nel quale la nostra vita prosegue con i suoi impegni, i suoi doveri, le sue abitudini ma con un compagno di viaggio che rende ogni giorno nuovo, sorprendente e prezioso, anche se agli occhi di chi ci guarda sembra che non sia cambiato nulla. 
Giovanni Battista ci presenta questo amico che ha scelto di fare il cammino con noi e ci dice che è "l'agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo". Che modo curioso di presentare una persona?!? Noi ormai ci abbiamo fatto l'abitudine perché questa frase la sentiamo ogni volta che partecipiamo alla Messa per cui ormai non ci facciamo nemmeno più caso. Ma cosa vuol dire?
Per noi, oggi, l'agnello è alla scottadito o brodettato ma per Giovanni e per ogni Israelita era il segno della Pasqua, della liberazione dalla schiavitù d'Egitto e insieme la speranza di essere nuovamente liberati. 
Gesù è colui che ci libera, che prende su di sé i nostri peccati, per toglierli, per portarli via, per cancellarli e far sì che non ci facciano più del male... solo che alla nostra società questo non interessa più.
La cultura occidentale è fortemente scristianizzata, non è più interessata a Cristo, non sa più cosa farsene, non perché sia una cultura razionale e scientifica che non ha più bisogno del soprannaturale (maghi, oroscopi e indovini stanno facendo affari d'oro!) ma perché ha tentato di cancellare il peccato dalla vita. 
Il peccato è ormai un concetto antiquato, non è più di moda, quello che una volta era peccato oggi non lo è più, ci siamo modernizzati, ci sono più solo i preti che parlano di peccato (Papa Francesco compreso, con buona pace di qualche giornalista che ne manipola e travisa le parole). 
Questo tentativo di eliminare il peccato dalla nostra cultura è paragonabile a quello che i malavitosi hanno fatto con i rifiuti tossici nella "terra dei fuochi". Si sono illusi che seppellendo scorie tossiche a venti metri di profondità nessuno se ne sarebbe accorto e invece centinaia di persone sono morte a causa di quei rifiuti perché hanno continuato a fare male, ad essere nocivi, anche se ben nascosti.
La nostra società cerca di seppellire il peccato ma ne continua a subire gli effetti nocivi: la solitudine, la tristezza, l'ansia, lo scoraggiamento, la disperazione di cui tanta gente soffre oggi sono gli effetti del peccato seppellito che continua a far male. 
Il peccato non va negato, nascosto, ma confessato! Lo dobbiamo mettere nelle mani del Signore che ce lo toglie, che se lo porta via perché non ci faccia più del male!
Gesù non si limita a togliere il nostro peccato ma ci immerge nello Spirito Santo, noi siamo stati immersi in Dio, nel suo amore.
Da momento che siamo immersi in Dio cosa può farci ancora paura, cosa può rattristarci, cosa preoccuparci? Nulla! Perché Dio ci protegge, si prende cura di noi, ci ha salvati, ci inonda del suo amore e della sua gioia. 
Se, però, la nostra vita continua ad essere segnata da paura, tristezza, ansia, sconforto è perché non ci crediamo abbastanza! Non pensiamo che Dio ci ami davvero tanto da volerci con Sé, da permeare tutta la nostra vita del suo amore e della sua pace. 
Il primo pensiero di ogni giornata dovrebbe essere "io sono battezzato! sono immerso nello Spirito Santo!"
Lo Spirito ha colmato ciascuno di noi dei suoi doni e dei suoi carismi ma noi preferiamo fare senza e così le nostre giornate scorrono via tutte uguali, monotone e noiose. 
Se invece scegliamo di vivere da battezzati, da immersi nello Spirito ogni giorno sarà nuovo e sorprendente 
perché Dio agirà nella nostra vita e Dio fa "nuove tutte le cose". 

sabato 9 novembre 2013

L'abbraccio dello Spirito

Questa sera sono stato alla preghiera della Comunità Gesù Ama del Rinnovamento Carismatico Cattolico.
Chi mi conosce bene ora forse sarà piuttosto stupito e si stupirà ancora di più leggendo che ne sono davvero molto contento.
Era la prima volta che partecipavo alla preghiera di una comunità carismatica, per lo più perché non ce n'era mai stata l'occasione ma anche perché le mie esperienze di spiritualità hanno sempre avuto stili "più classici".
Ho conosciuto i giovani della Comunità Gesù Ama in occasione della Missione Gesù al Centro che si è svolta nella Prefettura della mia parrocchia, in quelle serate abbiamo pregato insieme e mi ha colpito molto la profondità della loro preghiera, così ho deciso di accettare l'invito a partecipare.
Chi non ha mai partecipato alla preghiera carismatica forse potrebbe inizialmente restare un po' sconcertato, è una preghiera sicuramente fuori dall'usuale, se con usuale intendiamo la preghiera che possiamo trovare nelle nostre parrocchie...
Vorrei descriverla ma mi accorgo che le parole potrebbero solo confondere o, peggio, insospettire.
Descriverò invece quella che è stata la mia esperienza, anche se è un'impresa tutt'altro che semplice.
Mi vengono alcune parole: accoglienza, abbraccio, armonia, gioia, riposo.
Accoglienza: mi sono sentito accolto da tutti come un fratello, mi sono sentito in famiglia, mi sono sentito amato da persone che mi vedevano per la prima volta e io stesso li ho percepiti come fratelli. Detta così sembra una bella emozione ma non si è trattato di una emozione ma di qualcosa di molto più profondo.
Abbraccio: mi sono sentito abbracciato, da Dio innanzi tutto e poi dai miei fratelli, mi sono sentito custodito, tenuto al sicuro, come un bimbo in braccio a mamma o papà.
Armonia: è la parola che meglio descrive quello che ho percepito intorno a me, anche e soprattutto nel momento della preghiera in lingue, un'armonia che non era frutto di prove, come farebbe un coro, ma che percepivo essere l'armonia dei cuori animati dall'unico Spirito.
Gioia: quella profonda, quella del cuore, quella che solo Dio sa donare. La conosco bene, il Signore è molto buono con me e mi ha donato di gustarla spesso e ogni giorno mi offre occasioni per "fare il pieno": a volte è una confessione, altre una celebrazione, altre una lettura della sua Parola, altre ancora un incontro o una catechesi, questa sera è stata questa preghiera.
Riposo: sebbene non abbia vissuto il "riposo nello Spirito", la sensazione che ho ora, tornato a casa, è quella di un grande riposo, non dalle fatiche del corpo ma di tutta la persona, un riposo del cuore. Sant'Agostino diceva "Ci hai fatti per te Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te", penso si riferisse a questo.
Ho scritto queste righe di getto, non ho badato molto alla forma, ma sentivo il bisogno di raccontare quanto il Signore mi ha voluto donare questa sera e se qualcuno fosse rimasto incuriosito da quello che ho scritto, se volesse saperne di più, beh... "Vieni e vedi"! (Gv 1,46)
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