Pagine

Visualizzazione post con etichetta Vangelo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vangelo. Mostra tutti i post

sabato 27 gennaio 2018

Attenti alle fake news! - Riflessione sul Vangelo di domenica 28 gennaio 2018

In questi ultimi tempi è stato dato tanto risalto al fenomeno delle fake news, notizie false (che poi perché non possiamo chiamarle con il termine italiano non l'ho ancora capito), che dilagano soprattutto nei social media. Da come ne parlano sembrano un'invenzione degli ultimi mesi e invece le notizie false sono vecchie quanto il mondo, letteralmente vecchie quanto il mondo. Il primo autore di fake news, infatti, è il demonio che manipola la verità, che la distorce quel che basta per lasciare una parvenza di autenticità, giusto perché sia ancora credibile. Le fake news, infatti, non sono improponibili, non sono completamente prive di ragionevolezza: che gli asini volino non è una fake news è una sciocchezza. Si tratta, invece, di notizie che sembrano verosimili, eventi che hanno quel giusto mix di inaudito e verosimiglianza che le rendono credibili e che suscita malcontento, indignazione, pregiudizio. Le fake news hanno infatti l'unico scopo di alterare la nostra percezione della realtà e della verità per pilotare le nostre opinioni in una determinata direzione.
Come dicevo non è un fenomeno attuale, il demonio va avanti a fake news da quando c'è l'umanità.
Nel Vangelo di questa domenica Gesù si trova ad insegnare nella sinagoga di Cafarnao e il suo insegnamento è così autorevole e vero che tutti se ne accorgono e uno spirito impuro che tiene soggiogato uno dei presenti non resiste e inizia a gridare "...sei venuto a rovinarci!"
È vero, l'insegnamento di Gesù rovina le menzogne del demonio, le fa apparire in tutta la loro falsità, per quanto sottili e ben architettate siano.
Non ci piace sentir parlare del demonio, ci fa paura perché pensiamo alle scene di alcuni film che ci hanno fatto vedere persone possedute.
Del demonio non dobbiamo aver paura, almeno finché rimaniamo con il Signore Gesù, finché stiamo con lui il demonio non ci può nuocere, è come un cane alla catena.
Dobbiamo però imparare a capire come opera e agisce nella nostra vita per saperlo riconoscere e non dargli attenzione.
Anche noi, ogni giorno, siamo vittime delle sue fake news. Ogni tentazione, potremmo dire, inizia proprio con una fake news, ci mostra la realtà da un'angolazione distorta. Per esempio un amico che ci saluta frettolosamente, forse perché ha qualcosa di importante da fare, ce lo fa apparire superbo e altezzoso, la distrazione di una persona cara ce la fa sembrare un tradimento... Non c'è bisogno di tanti esempi, ognuno di noi ne ha sicuramente moltissimi. Le fake news del demonio non riguardano però solo il nostro rapporto con gli altri ma anche quello con noi stessi. Quando sbagliamo qualcosa ci fa credere che siamo dei buoni a nulla, se qualcuno ci tratta male ci insinua nella mente che nessuno ci ama, ci fa credere che non possiamo fare a meno di una determinata cosa, di una specifica promozione... anche qui gli esempi sarebbero innumerevoli.
Interviene anche nella nostra relazione con Dio. Ci porta a pensare che Dio sia cattivo, severo, ingiusto, che non ci ami, che voglia imprigionarci, che ci voglia suoi schiavi, che voglia ingannarci.
Purtroppo avendo migliaia di anni di esperienza è molto bravo a costruire fake news e noi molto spesso ci cadiamo come allocchi.
Impariamo allora a combattere queste fake news e l'unico modo per farlo è con la verità, con la Parola di Dio, l'unica che ha autorità vera. Mettiamoci in ascolto della Parola di Dio ogni giorno, sediamoci ai piedi di Gesù e lasciamoci istruire, lasciamoci guidare, lasciamoci illuminare. Gesù viene a dirci la verità, a portare verità nella nostra vita, a illuminare quelle zone buie che le menzogne del demonio vogliono nascondere. Se ci lasciamo illuminare dal Signore vedremo la nostra vita per quello che è: un dono prezioso di Dio, un suo disegno d'amore, una sua opera d'arte.

venerdì 21 novembre 2014

Un'Eredità preparata per noi - Riflessione sul Vangelo di domenica 23 novembre 2014

"C'era una volta, in un regno lontano lontano..." le favole che ci raccontavano quando eravamo bambini iniziavano così e si concludevano "e vissero sempre felici e contenti". Così, noi che siamo cresciuti in una Repubblica, ci siamo fatti l'idea che un regno sia un luogo ideale e favoloso (nel senso più letterale del termine), dove tutti vorremmo vivere ma anche completamente irreale, una bella favola, appunto, in cui rifugiarci con la fantasia. Fin qui nulla di male, le favole fanno bene ai bambini non dobbiamo però rimanere imprigionati in quell'immagine di regno perché ne rimarrebbe deformata anche la nostra idea di cosa sia il Regno di Dio.
Già, ma cos'è il Regno di Dio?
Questa domenica celebriamo la festa di Cristo Re dell'Universo e il Vangelo ci parla dell'ingresso nel Regno di Dio che avverrà attraverso il Giudizio Universale. Per esperienza pastorale posso affermare che molte persone hanno del Regno di Dio e del Giudizio Universale un'idea ben diversa da quello che Gesù stesso ci dice. Proviamo, allora, a mettere da parte le nostre precomprensioni e a lasciarci guidare dalla Parola di Dio a comprendere bene.
Ai tempi di Gesù un regno era ben più di un apparato statale di servizi per il suddito, come per lo più invece oggi pensiamo allo Stato in cui viviamo. Vivere in un regno era segno di appartenenza ad una comunità, era la garanzia di non essere soli, di essere difesi, di essere custoditi. Il regno nell'antichità, e forse fino alla metà del XVIII secolo, era un po' come una famiglia allargata, il re non era solo colui che governava ma era la guida donata da Dio per affrontare il pericoloso cammino della vita. Non che mancassero ribellioni e rivolte ma sostanzialmente il regno a cui si apparteneva era un po' come fosse casa propria.
Gesù, scegliendo di utilizzare l'immagine del Regno, intende farci comprendere il Padre ha preparato per noi una casa dove potremo sentirci al sicuro, dove Egli si prederà cura di noi, dove ci donerà la sua gioia, dove non ci sarà più sofferenza ma dove saremo immersi e riempiti del suo amore. Ma come si fa ad entrare in questa realtà? Ancora una volta è questione di amore, saremo giudicati su come abbiamo amato.
Il Giudizio Universale, che paura!
No, non c'è da averne paura, dobbiamo però capire cosa il Signore si aspetta da noi.
Gesù, come il pastore che sceglie e separa le pecore dalla capre, separerà i giusti dai malvagi e il criterio di distinzione sarà l'amore concretamente vissuto "ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere...".
Attenzione però, il criterio non sarà quanto bene avremo fatto ma quanto gratuitamente l'avremo fatto. Nella grande parabola che il Vangelo di questa domenica ci offre, i giusti rispondono meravigliati al Signore "quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare...?" ogni volta, cioè, che hanno sfamato un povero non l'hanno fatto con l'intenzione di fare una buona azione per il Signore, per guadagnarsi il Paradiso, ma semplicemente per amore del fratello povero, non perché vi hanno riconosciuto Gesù "travestito da povero" e quindi hanno cercato di tenerselo buono ma solo e unicamente come gratuito atto d'amore.
Al contrario i malvagi chiederanno al Signore "ma quando ti abbiamo visto affamato e non ti abbiamo servito?" ovvero "se avessimo saputo che in quel povero ti eri nascosto tu, ti avremmo servito sicuramente! Non ci saremmo certo fatti scappare l'opportunità di fare bella figura!"
La differenza tra i due atteggiamenti è più semplice di quanto non sembri. I malvagi pensano che il Paradiso sia un premio, una ricompensa data a chi ha fatto dei favori al Signore, a chi si è arruffianato il capo. I giusti invece hanno semplicemente scelto di vivere una vita d'amore, un amore concreto che si fa vicino a chi ha bisogno, in modo gratuito, senza attendere nulla in cambio.
Il Regno dei Cieli non è un premio ma un'eredità.
L'eredità dice una doppia appartenenza: poiché io appartengo ad una famiglia, il patrimonio di quella famiglia è la mia eredità. Dunque se vogliamo entrare nel Regno di Dio dobbiamo esserne parte, dobbiamo vivere da quello che già siamo: figli di Dio, amando come Dio ama, gratuitamente. L'importante è l'intenzione con cui facciamo le cose: se l'elemosina è solo un modo per tacitarci la coscienza non serve a gran ché perché non è amore vero.
Sembra molto faticoso ma non lo è, siamo creati a immagine e somiglianza di Dio e quando amiamo come ama Lui, in modo gratuito, stiamo compiendo quanto è più proprio della nostra natura e la conferma è che stiamo bene, che siamo veramente felici.
Viviamo da figli del Padre ed entreremo in quell'eredità che è preparata per tutti noi: la gioia eterna della comunione con Dio.

mercoledì 5 marzo 2014

Quaresima: tempo di tenerezza, non di tristezza!

Eccoci arrivati, anche quest'anno, al Tempo della Quaresima che ci prepara a celebrare la Pasqua e che, forse, molti di noi tollerano ma sperano passi presto.
La Quaresima ci viene descritta come il tempo della penitenza, dell'accusa dei peccati, del digiuno, della mortificazione... e noi riassumiamo tutto questo in una parola: tristezza. Se potessimo ne faremmo a meno ma ci rassegniamo un po' come se fosse un prezzo da pagare per celebrare poi Pasqua: se voglio essere felice dopo devo un po' soffrire ora.
Ecco che viene fuori questo pensiero distorto che ci fa pensare che Dio ci faccia pagare le grazie e la gioia che ci dà con la sofferenza e la mortificazione. Nulla di più lontano dalla gratuità dell'amore di Dio!
La Quaresima non è assolutamente il tempo della tristezza, è il tempo della tenerezza!
È il tempo della tenerezza perché Dio ci invita a stare un po' di più con Lui, a incontrarlo più spesso, a riconoscerlo presente nella nostra vita più di quanto facciamo di solito.
Questo Tempo della Chiesa si apre con la pagina del Vangelo di Matteo in cui Gesù indica tre "opere": l'elemosina, la preghiera e il digiuno. Non si tratta di tre esercizi, di tre prove di sopravvivenza, di tre sforzi da compiere per dimostrare la nostra eroicità cristiana! Sono tre modi per entrare nell'intimità con il Padre.
L'elemosina, che in greco significa misericordia, è mettere il nostro cuore vicino al cuore del fratello che è nel bisogno e scoprire così l'amore del Padre che ci ha donati l'uno all'altro perché non ci sentissimo soli e abbandonati. Sì, perché non è solo il povero che ha bisogno di me ma sono anche io che ho bisogno del povero, non per potermi vantare di aver fatto delle buone azioni, ma perché io possa uscire dal mio egoismo e impari ad aprire il cuore all'altro e così non mi senta più solo.
La preghiera è l'abbandono in Dio, nel suo amore, è il mio "sì" all'amore del Padre che mi vuole suo figlio, che desidera farmi comprendere quanto mi ama, che mi fa percepire la sua tenerezza per me. Abbiamo tutti tanto bisogno dell'intimità con Dio perché Lui solo ci dona pace, mette ordine nella nostra vita, ci guida attraverso le difficoltà di ogni giorno, ci consola e ci conforta.
Il digiuno, che Gesù mette come terzo elemento, non è un esercizio di stoico ascetismo ma è la conseguenza dei primi due: se voglio vivere la condivisione con il fratello e l'intimità con Dio dovrò rinunciare a ciò che mi appesantisce, che mi distrae, che mi fa rinchiudere in me stesso, che mi incatena alle mie dipendenze, piccole o grandi che siano.
Il Tempo che abbiamo davanti è prezioso e importante per entrare nell'intimità con il Padre, proviamo per una volta a fidarci di quello che la Chiesa ci propone a partire da duemila anni di esperienza, evitiamo di bollare come antiquato, superato o troppo difficile il percorso quaresimale.
Permettiamo a Dio di parlare al nostro cuore e di riempirci del suo amore.
Solo se entreremo in questa intimità e sperimenteremo la tenerezza del Padre potremo comprendere il dono immenso della Pasqua, altrimenti sarà un'altra festa come tante altre che lasciano il tempo che trovano.
Il Signore ci ama e ci salva, apriamogli il cuore e lasciamoglielo colmare della sua gioia.


domenica 5 gennaio 2014

Come i Magi in cammino verso Gesù - Riflessioni sull'Epifania

"Epifania, tutte le feste porta via" con questo detto, che personalmente ho sempre trovato desolante, liquidiamo le feste natalizie e la solennità di oggi passa più come la festa della befana (oltre che dell'industria dolciaria, s'intende) che quello che è veramente: la manifestazione del Signore Gesù come Salvatore di tutte le genti.
Come già abbiamo incontrato altri personaggi sul nostro cammino così ora saranno i Magi a spiegarci questo incontro con il nostro Salvatore.

I Magi sono dei sapienti, degli studiosi, dei ricercatori, degli uomini saggi che cercano la verità della loro vita, che desiderano incontrare Dio e lo attendono. Scrutano il cielo, studiano i testi e quando vedono sorgere la stella, il segno della nascita del Salvatore, lasciano tutto e si mettono in cammino per andare ad adorare Dio venuto tra gli uomini.
Dopo un cammino così lungo e percorso con tanto entusiasmo, penso siano rimasti piuttosto stupiti nello scoprire che Erode e tutta la sua corte, che abitavano a pochi chilometri da Betlemme, non sapessero nulla. Ma Erode non aspetta nessuno, non desidera incontrare nessuno, superbamente pensa di non aver bisogno del Messia.
I Magi non si lasciano scoraggiare e la stella li conduce così fino a Betlemme, lì trovano un bimbo avvolto in fasce che ha per culla una mangiatoia e prostrati lo adorano. I Magi non sono scienziati spocchiosi che cercano solo di confermare una propria teoria e bollano come irrazionale tutto quello che non vi collima (come purtroppo fanno oggi molti uomini di scienza) sono sapienti che sanno lasciarsi sorprendere da Dio, che non cercano di ingabbiarlo nei loro schemi, così sanno lasciarsi stupire e possono riconoscerlo in un neonato povero e semplice.
Dopo averlo adorato gli offrono i loro doni: oro per il Re dei re, incenso per Dio che si è fatto uomo, la mirra per il Messia che darà la sua vita per tutti gli uomini.
Compiuto questo atto di omaggio possono tornare ai loro paesi per annunciare quello che hanno visto e dire a tutti che Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio!
Oggi anche noi possiamo fare la stessa esperienza dei Magi, non vedremo Gesù neonato con gli occhi del corpo ma con quelli dell'anima. Anche noi dobbiamo lasciare tutto, le nostre sicurezze, i nostri preconcetti, le nostre attese e dobbiamo metterci in cammino lasciandoci guidare dalla stella. Per ciascuno di noi la stella è la Chiesa che ci indica il cammino verso Gesù ma anche un amico, un parente, qualcuno che ci vuole bene e desidera farci incontrare il nostro Salvatore perché l'ha incontrato prima di noi. Non dobbiamo avere paura e non dobbiamo scandalizzarci se Dio non si presenta come lo avevamo immaginato, lasciamo che sia Lui a mostrarsi nella sua fragilità e semplicità, semplicemente accogliamolo e adoriamolo.
Come i Magi anche noi possiamo portargli doni preziosi.
Riconosciamolo come nostro Re e offriamogli la nostra umiltà, più preziosa dell'oro: solo se ci sapremo riconoscere umili gli lasceremo guidare la nostra vita.
Riconosciamolo come nostro Dio e offriamogli la nostra fiducia, più profumata dell'incenso: solo un'apertura fiduciosa del cuore ci permetterà di dare al Signore il primo posto.
Riconosciamolo nostro Salvatore e offriamogli la nostra gratitudine, più fragrante della mirra: solo un cuore grato saprà riconoscere il grande dono della sua morte in croce per ciascuno di noi.
Poi torneremo alla nostra vita ma nulla potrà più essere come prima, tutto dovrà cambiare. Non vivremo più nella paura di fare errori, abbiamo un Re che ci guida, nell'ansia che la sofferenza possa schiacciarci abbiamo Dio accanto a noi, nell'angoscia che la morte possa porre fine alla nostra vita, abbiamo un Salvatore che ha vinto la morte.
Non teniamo per noi questo incontro, diventiamo noi stessi come una stella per le persone che Dio metterà sul nostro cammino, conduciamole all'incontro con il Messia nato per noi, alla fonte della nostra gioia.