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sabato 19 luglio 2014

Fermenti di bene - Riflessione sul Vangelo di domenica 20 luglio 2014

Siamo nell'era della comunicazione, come qualcuno la definisce, le notizie arrivano in ogni angolo del mondo in tempo reale e tutti abbiamo la possibilità di sapere cosa accade in ogni angolo del nostro pianeta. Purtroppo la maggior parte delle notizie che giornali, televisione e internet ci forniscono ogni giorno riguardano guerre, violenze, reati, omicidi... e potremmo iniziare a sentirci assediati dal male, circondati da persone cattive che compiono gesti orrendi e inumani...
Che a questo mondo ci siano tante persone malvagie che compiono tanto male non è certo una novità, è sempre stato così (il primo è stato Caino!) e così sarà sempre, perché l'uomo, ogni essere umano, porta in sé un egoismo che impara da bambino, risultato di ferite affettive, di desideri frustrati e di delusioni subite, che poi influenza e determina la maggior parte delle scelte dell'età adulta.
Davanti a questo stato di cose abbiamo due opzioni: ci possiamo rassegnare, è sempre andata così, facciamocelo piacere e cerchiamo di ritagliarci una vita che sia la meno peggio possibile; oppure scegliamo di aprire gli occhi del cuore e lasciarci illuminare dalla luce di Cristo Risorto che ci permette di vedere tutta questa realtà in una prospettiva nuova. In effetti ci sarebbe una terza opzione quella, cioè, di diventare noi stessi malvagi, ma questa possibilità non voglio prenderla nemmeno in considerazione.
Quante volte ci sarà capitato, davanti all'ennesima tragica notizia, di pensare che il mondo sarebbe migliore se si potessero togliere di mezzo, o per lo meno neutralizzare, tutte le persone cattive. Di questo stesso avviso sono i servi della parabola della zizzania che ascoltiamo in questa domenica estiva, vorrebbero sradicare subito tutta l'erbaccia che sta crescendo accanto al grano buono. Sorprende forse un po' il rifiuto del padrone, che è Dio, che rimanda questo discernimento al momento della mietitura, quando, cioè, si potranno riconoscere i frutti, rifiuto che, quindi, permette la presenza dei malvagi accanto ai buoni.
Dio è un inguaribile ottimista e siccome il grano e la zizzania della parabola sono poi persone vere, capaci di scelte e quindi anche capaci di conversione, preferisce lasciare a tutti la possibilità di riconoscere il male compiuto e scegliere il bene, piuttosto che sradicare alla prima azione contraria a Lui. Questo ottimismo nasce dalla consapevolezza che il bene è contagioso, che siamo fatti a sua immagine e somiglianza, quindi siamo fatti per amare e quando scopriamo di essere amati impariamo ad amare a nostra volta. La scelta di Dio, allora, di lasciare i malvagi accanto ai buoni non è per mettere in difficoltà questi ultimi ma, al contrario, per offrire ai primi la possibilità di essere raggiunti dal suo amore attraverso in fratelli.
Il male impressiona e colpisce molto più del bene e ci possiamo trovare a pensare che siano molti più i malvagi che i buoni, potremmo lasciarci scoraggiare dalle tante cattive notizie che ogni giorno ci affliggono, e forse da un punto di vista numerico è anche vero ma c'è un di più che non possiamo dimenticare. È il di più del Regno di Dio, è la forza dell'amore del Padre, è la potenza di qualcosa che appare piccolo e insignificante, come un granello di senapa o come un poco di lievito, che però cambia il mondo e ha la capacità di trasformare la zizzania inutile in grano che porta molto frutto.
Impariamo a non lasciarci rubare la fiducia che il mondo possa essere diverso da quello che spesso appare, non perdiamo la consapevolezza che Dio ci ama così come siamo e che ci chiede di amare i nostri fratelli come Lui ama noi perché solo l'amore, quello vero, quello che sa donarsi, salva il mondo!
Ricordiamo che ogni battezzato porta in sé, nel proprio cuore lo Spirito Santo il quale ci rende fermenti di vita nuova per i fratelli che incontriamo ogni giorno.
Abbandoniamoci con fiducia all'amore di Dio, confidiamo nella sua potenza che vince con la tenerezza e la misericordia e anche noi saremo lievito buono per tutta la nostra società.

sabato 12 luglio 2014

Una potenza prodigiosa - Riflessione sul Vangelo di domenica 13 luglio 2014

I grandi teologi ci insegnano che di Dio e di ciò che lo riguarda si parla sempre per analogia, utilizziamo, cioè, termini, concetti, immagini a noi familiari per descrivere qualcosa che non possiamo conoscere fino in fondo perché ben al di là delle nostre possibilità di comprensione. Dobbiamo, quindi, ricordare sempre che Dio è ben più grande di quello che noi possiamo descrivere, comprendere, immaginare, spesso invece ci dimentichiamo che si tratta di analogie e tendiamo a ridurre Dio e ciò che lo riguarda ad una nostra idea, un nostro teorema e senza fermarci a contemplare la sua immensità che sola può colmare la nostra vita.
Nel Vangelo di questa domenica Gesù ci fa fermare a meditare sul nostro rapporto con la sua Parola.
Ma cos'è per noi una parola? È un suono o un segno su un foglio a cui abbiamo attribuito un determinato significato, a cui abbiamo legato un oggetto o un concetto, è un mezzo per comunicare, con cui esprimiamo il nostro pensiero, i nostri desideri, le nostre idee, in fondo è un po' come una vetrina con cui ci facciamo conoscere dagli altri. Quando invece ascoltiamo o leggiamo parole altrui impariamo a conoscere l'altro e magari colpiti dalle sue parole ci riflettiamo e le facciamo nostre, molto più spesso non ci riteniamo interessati e le dimentichiamo velocemente. La nostra idea di parola, però, rimane un po' eterea, sfuggente, qualcosa di astratto a cui diamo un peso relativo.
Anche Dio ci rivolge la sua Parola, la quale però non come la nostra. La Parola di Dio porta in sé una potenza che quasi sempre noi sottovalutiamo.
Gesù paragona la Parola ad un seme. Avete mai considerato quanto è prodigioso un seme? Così piccolo e insignificante è capace di produrre una pianta, una spiga carica di molti altri semi o un albero carico di frutti, è in grado di trasformare un campo brullo e improduttivo in un campo fecondo, capace di fornire cibo a molte persone.
Questo è quello che fa la Parola di Dio in noi, trasforma la nostra vita, ci rende fecondi, ci fa portare frutto per tanti fratelli, a condizione, però, che sia accolta in un cuore ben disposto, come il seme, infatti, non può portare frutto se non cade nel terreno buono, così la Parola di Dio non può sprigionare la sua forza se non è accolta in un cuore pronto a lasciarsi trasformare.
Gesù descrive le diverse condizioni con cui possiamo ricevere la Parola di Dio.
C'è chi non ascolta per niente e il seme rimbalza sulla strada ed è subito portato via dal demonio che non ha certo interesse a permetterci di essere raggiunti dalla Parola. C'è chi ascolta ma vive tutto con superficialità, non lascia che la Parola scenda nelle profondità del cuore e possa così radicarsi e anche in questo caso la potenza di Dio non ha spazi per manifestarsi. C'è chi accoglie la Parola ma poi si lascia soffocare dalle preoccupazioni quotidiane e dalla ricerca di felicità nei beni terreni e anche in questo caso la potenza di Dio non riesce a esprimersi pienamente. Infine c'è chi accoglie la Parola di Dio nel profondo del cuore, si lascia trasformare e inizia a portare frutti duraturi, frutti di amore e di vita eterna.
Non iniziamo a chiederci quale dei quattro tipi di terreni siamo noi, quasi fosse un test da fare sotto l'ombrellone, non serve chiedercelo perché siamo tutti e quattro i terreni!
In alcuni momenti della nostra vita siamo come la strada, impermeabili, in altri siamo come i sassi, ci facciamo prendere dall'entusiasmo per quello che Dio ci dice ma non gli permettiamo di trasformarci, di cambiarci la vita e la Parola non porta frutto, in altri momenti ci lasciamo soffocare dalle ansie e dalle preoccupazioni, in altri momenti, invece, siamo ben disposti ad accogliere la Parola che Dio ci rivolge e ne sperimentiamo la potenza creatrice.
Invece, però, di ragionare su noi stessi, di tentare di auto-analizzarci, fissiamo lo sguardo sulla Parola di Dio, contempliamone la forza, la potenza creatrice, impariamo a vederla come l'intervento di Dio nella nostra vita, Dio che viene a crearmi nuovo ogni giorno, che viene a trasformarmi dal più profondo del mio cuore, a rendere la mia vita feconda, capace di portare molto frutto. Se abbiamo compreso che la Parola di Dio non è solo un "consiglio per vivere bene", quasi una sorta di oroscopo cristiano, che non è nemmeno un manuale di galateo o l'opinione di uno tra tanti ma è ciò che cambia la mia esistenza, impareremo a non lasciarci sfuggire nessuna Parola che Dio metterà nella nostra vita, diventeremo tutto terreno buono, sempre pronti a lasciarci trasformare interiormente.
Iniziamo, allora, in questo tempo di vacanze ad ascoltare e meditare la Parola di Dio, lasciamoci condurre in questa intimità in cui il Signore ci invita per far risplendere la nostra vita della sua gloria.

sabato 5 luglio 2014

Un riposo autentico - Riflessione sul Vangelo di domenica 6 luglio 2014

Estate, tempo di vacanze! Tutti aspettiamo l'estate per farci un po' di vacanza, magari andiamo al mare, in montagna, in altri luoghi, magari restiamo a casa perché non possiamo permetterci la villeggiatura ma tutti aspettiamo l'estate per riposarci. Sì perché la nostra vita è stressante, siamo sempre presi da mille impegni e preoccupazioni, ci sentiamo affaticati e oppressi da tanti problemi e non vediamo l'ora di poter staccare la spina, di andarcene via e poter dimenticare tutto, almeno per qualche giorno. Il problema è che al nostro ritorno ritroviamo tutti i nostri problemi, le nostre preoccupazioni, i nostri guai che ci aspettano sulla porta di casa esattamente come li avevamo lasciati.
Cos'è che ci affatica e opprime veramente? La paura del male, lo sforzo di far girare le cose come le abbiamo pensate noi, l'incertezza del domani... tutte queste cose ci generano ansia e ci sfiniscono, la maggior parte della nostra stanchezza non è fisica ma mentale, psicologica, è stanchezza causata dalla paura.
A nessuno, naturalmente, piace tutto questo, tutti vorremmo una vita serena, leggera, senza preoccupazioni, senza ansie, in cui tutto gira bene, in cui non dobbiamo temere per il futuro, è per questo che desideriamo tanto le vacanze perché ci sembrano un tempo di serenità e spensieratezza. Ma le vacanze finiscono e tutto torna come prima.
Dobbiamo, dunque, rassegnarci? No, non dobbiamo rassegnarci, dobbiamo cambiare prospettiva di vita, dobbiamo iniziare a guardare alla nostra vita con occhi diversi.
Iniziamo con il riconoscere che non siamo così bravi e perfetti da poter fare tutto quello che vogliamo, né che siamo in grado di controllare ogni cosa, ogni aspetto della vita; rassegnamoci al fatto che non possiamo prevedere il futuro né possiamo evitare contrattempi, cambi di programma, imprevisti; ammettiamo di non avere una conoscenza completa di tutto, di esserci sbagliati altre volte e che sicuramente ci sbaglieremo ancora in futuro; in una parola: impariamo a riconoscerci piccoli e bisognosi di Dio.
Questa è la porta d'ingresso in un modo diverso di guardare alla vita e di vivere la vita! La mia vita non la faccio più dipendere da me ma lascio che sia Dio a guidarla. Scelgo di prendere il giogo di Gesù che è veramente un peso dolce e leggero, decido di fidarmi di Lui e di ascoltare quello che desidera dirmi.
In questo periodo estivo in cui abbiamo un po' più di tempo libero, anche se fa caldo, dedichiamo un po' di spazio in più alla preghiera, all'ascolto della Parola di Dio. Fermiamoci a pregare, leggiamo il Vangelo, magari iniziamo proprio con le letture di questa domenica, riprendiamole in mano durante la settimana e chiediamo al Signore " Gesù, cosa vuoi dire a me, alla mia vita, con questa tua Parola?".
Non dobbiamo avere timore di dialogare con il Signore, solo dobbiamo lasciare che ci risponda e dobbiamo essere disposti ad ascoltarlo e a lasciarci dire quello che vuole lui, non quello che vogliamo sentirci dire!
Il Signore parla davvero a ciascuno di noi e non c'è bisogno di aver fatto studi teologici per capirlo.
Potrà venire la tentazione di dire "Ma io non sono capace di cambiare vita, di smetterla di preoccuparmi, non sono capace di abbandonarmi alla volontà di Dio." Appunto è una tentazione, viene dal maligno che cerca di farci credere che siamo ancora schiavi della carne, dei nostri istinti, delle nostre paure, dei nostri bisogni, che vuole farci credere che alcune cose sono più forti di noi. Non è vero! Non siamo più sotto il dominio della carne ma siamo nello Spirito Santo che ci ha resi liberi! Libertà che non è fare tutto quello che mi passa per la testa (questa è un vero inganno che ci fa essere schiavi delle nostre pulsioni e delle nostre emozioni) ma libero di scegliere ciò che porta verità e bene nella mia vita. Lasciamoci allora guidare dallo Spirito, non dobbiamo averne paura, non dobbiamo temere che ci faccia fare cose che non ci piacciono, Dio non ci costringe mai, ci propone la sua via, la sua gioia, la sua pace, poi sta a noi sceglierla.
Un ultimo passo importante è imparare a lodare il Signore per ogni cosa, a ringraziarlo prima ancora di aver visto i suoi benefici, sembra strano ringraziare prima di aver ricevuto ma lo possiamo fare perché sappiamo che veramente il Padre provvede a tutti noi ciò che ci è necessario, in questo impariamo da Gesù che loda il Padre perché ha rivelato queste cose ai piccoli: quei piccoli non sono solo i contemporanei di Gesù ma siamo anche noi, se ci sappiamo fare piccoli, Gesù ha lodato il Padre anche per noi che viviamo duemila anni dopo... noi possiamo ringraziare e lodare Dio per i benefici che compirà nella nostra vita quotidiana.

sabato 21 giugno 2014

Realmente nutriti di Colui che ci ha amati - Riflessioni sul Vangelo di domenica 22 giugno 2014

Quando amiamo veramente qualcuno desideriamo trascorrerci il maggior tempo possibile e ci inventiamo molti modi per dimostrare il nostro amore: ce ne prendiamo cura, cerchiamo di soddisfarne le necessità, di dare quello di cui la persona amata ha bisogno.
Gesù ci ama con tutto se stesso e vuole dimostrarcelo in modo che noi possiamo comprenderlo, attraverso segni a noi familiari, vuole stare sempre con noi e vuole farci comprendere che si prende cura di noi, che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno.
La fantasia del Signore è ben più fervida della nostra e così si è inventato questa cosa meravigliosa che è l'Eucaristia, capiamo meglio questo dono splendido!
Di cosa non possiamo fare a meno? Del cibo, senza nutrimento il nostro corpo smette di funzionare a dovere e si ammala, il cibo è, quindi, un elemento indispensabile per la nostra vita, anzi è ciò che ci mantiene in vita, infatti in tutte le culture del mondo offrire cibo è segno di cura e amore, quando si vuole bene ad una persona le si offre da mangiare... e le nonne in questo sono speciali!
Gesù, allora, ci dimostra il suo amore nutrendoci ma non ci dona un cibo terreno che non sazia mai del tutto, ci dona un cibo eterno, che ci dona vita eterna. Per dimostrarci che ci ama davvero con tutto se stesso ci dona non un cibo qualunque ma ci dona la sua carne, ci dona se stesso.
L'Eucarestia è questo dono, è la sua carne, è Gesù che si dona a noi, che ci nutre di se stesso, che ci dona il suo corpo e il suo sangue, non in modo simbolico ma in modo reale! Il pane non è più pane ma Corpo di Cristo, il vino non è più vino ma Sangue di Cristo, realmente! Anche se a noi continuano ad apparire come pane e vino, dopo la consacrazione, attraverso le stesse parole di Gesù nell'Ultima Cena, pane e vino smettono di essere quello che sono e diventano Corpo e Sangue di Gesù.
Un detto diffuso tra i nutrizionisti e i patiti delle diete dice "noi siamo quello che mangiamo" nel senso che il cibo che ingeriamo determina lo stato di salute del nostro organismo... e hanno ragione! Per questo Gesù ci dona se stesso come cibo, perché possiamo vivere di Lui, affinché sia Lui il nostro sostegno, la fonte della nostra vita, non una vita terrena ma una vita eterna.
Donandoci il suo Corpo, quel Corpo inchiodato alla Croce, e il suo Sangue, quel Sangue versato durante tutta la Passione, ì Gesù ci ha dimostrato e ci dimostra ogni giorno, che ci ama con tutto se stesso, non con un simbolo ma con il reale dono di sé a noi.
Ma proprio perché l'Eucaristia non è solo un simbolo (un simbolo non nutre!) ma è la presenza reale del Signore Gesù, Egli può così restare realmente con noi sempre. Ogni volta che entriamo in chiesa e ci fermiamo a pregare davanti al tabernacolo sappiamo che lì c'è realmente Gesù che si dona a me, che mi ha amato così tanto da essersi donato totalmente e di aver lasciato questo mirabile Sacramento perché anche io che vivo ora, 2000 anni dopo l'evento della Pasqua, lo possa incontrare realmente presente, perché possa nutrire davvero la mia vita, non in un ricordo o con un simbolo ma con il vero dono di Sé affinché io possa vivere di Lui.

venerdì 13 giugno 2014

Una continua sorpresa - Riflessione sul Vangelo di domenica 15 giugno 2014

Uno degli elementi più belli di un'amicizia è che, per quanto conosci l'amico, rimane sempre una sorpresa continua, anche se ci si frequenta da molto tempo e si sono condivise molte esperienze, ogni giorno c'è qualcosa di nuovo da scoprire, così come noi siamo una sorpresa continua per i nostri amici. 
La relazione che abbiamo con Dio è una relazione personale il che significa che anche Dio è per noi una sorpresa continua, anzi lo è molto di più di tutti i nostri amici e conoscenti messi insieme. 
Questa domenica la Chiesa ci fa celebrare la solennità della Santissima Trinità, ci invita a guardare a Dio che è Uno e anche Trino... ma com'è questa cosa?
Quanti hanno svolto il compito di catechista sanno bene che è uno degli argomenti più difficili da trattare con i bambini e i ragazzi... Come può Dio essere Uno e nello stesso tempo essere in Tre? Argomento difficile perché nemmeno noi abbiamo trovato la risposta a questa domanda...
Ma è proprio qui il problema: vogliamo trovare una risposta, vogliamo poter spiegare Dio, più o meno come si fa con il teorema di Pitagora... e però non ci riusciamo!
Invece, allora, di provare a spiegare Dio, cerchiamo di conoscerlo di più... come si fa? Esattamente come con tutte le altre persone: frequentandosi, ascoltandosi, dialogando.
Dio si presenta a noi e ci dice di Sé:  «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». 
Quante volte pensiamo che Dio sia un giudice severo che non attende altro che poterci bacchettare. Molte volte, parlando con le persone, specie nella confessione, mi accorgo che l’idea di Dio più diffusa è quella di un capo esigente che ci chiede un comportamento irreprensibile, altrimenti punizione! Ma è anche molto diffusa l’idea di un Dio distratto che si dimentica di noi, che ci lascia in balia delle nostre difficoltà, delle malattie, delle disgrazie. Ma tutto questo non è Dio! Dio è misericordia, amore e fedeltà! Non dobbiamo temere se nella vita sbagliamo, se scegliamo il nostro egoismo, se preferiamo fare di testa nostra, Dio vuole perdonarci, vuole riconciliarci con Sé! Non si dimentica di noi, il suo è un amore fedele, che non viene meno, che non si stanca né si dimentica! Se qualche volta ci sembra di esser stati dimenticati è perché stiamo facendo capricci, perché non vogliamo vivere la situazione in cui ci troviamo, perché pensiamo che Dio ce la dovrebbe togliere, invece quando anche il Signore permette delle sofferenze nella nostra vita ci dona tutta la forza e la grazia necessarie per affrontarle e le trasforma in possibilità di incontro con Lui, le sofferenze della nostra vita sono l’occasione per scoprire che davvero l’amore di Dio è fedele.
Dio ci ha amati così tanto da dare per noi suo Figlio, il Padre ama ciascuno di noi così tanto da ritenerci più importanti del proprio Figlio Unigenito. Il Figlio, poi, ci ha amati così tanto da aver voluto farsi uomo come noi e per noi si è lasciato inchiodare ad una croce, ha versato il suo sangue per ciascuno di noi. Anche questa è una cosa che rischiamo di “sapere bene” ma che non abbiamo mai contemplato. Fermiamoci, allora, in questa domenica a contemplare di quale amore Dio ci ama, apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo affinché lo inondi dell’amore di Dio, un amore concreto e reale. Permettiamo a Dio di toccarci il cuore con il suo amore, di sorprenderci continuamente, lasciamoci portare in quella comunione d’amore che Padre, Figlio e Spirito si donano vicendevolmente nell’eternità e nella quale ci vogliono accogliere affinché ciascuno di noi possa vivere della loro vita, nella gioia senza fine.

sabato 7 giugno 2014

Un fuoco d'amore - Riflessione sul Vangelo di domenica 8 giugno 2014

"Stanchi della solita vita?" Qualche anno fa una pubblicità iniziava in questo modo, proponeva un prodotto che avrebbe cambiato la vita di chi l'avesse utilizzato.
A tutti, penso, capiti nella vita un periodo in cui ci si sente stanchi della solita routine, della monotonia degli eventi che si susseguono identici, forse ci rimproveriamo di non avere il coraggio di cambiare qualcosa che rompa questa situazione di stallo, forse pensiamo di non esserne capaci e, alla fine, ci rassegniamo a vivere così, chiusi in noi stessi e nelle nostre abitudini.
Anche gli Apostoli, pur dopo la gioia della Resurrezione di Gesù, avevano continuato una vita ordinaria, erano tornati ai loro lavori, continuavano a stare insieme ma in modo fiacco e abbastanza scoraggiato. Gesù era risorto e asceso al cielo e ora, davanti a loro, si profilava il ritorno alla normalità di quello che avevano prima dell'incontro con Lui... ma ad un tratto tutto cambia, quello che Gesù aveva promesso si compie, scende su di loro lo Spirito Santo. Un'esperienza nuova, diversa da ogni altra, una grande potenza difficile da descrivere, gli Apostoli si scoprono ripieni di Dio, del suo amore, della sua forza e la gioia diventa incontenibile. Fino a quel momento timorosi e paurosi erano rimasti zitti e nascosti, ora devono uscire e annunciare a tutti che Dio ha salvato il suo popolo, che la promessa è compiuta in Gesù morto e risorto.
La timidezza e la paura si trasformano in coraggio e autorevolezza, iniziano a raccontare le meraviglie di Dio e tutti sono in grado di capirli malgrado parlino lingue diverse. La confusione di Babele è finalmente risolta, Dio torna ad essere colui che riunisce tutti gli uomini insieme in un'unica grande famiglia, come veri fratelli.
Che evento meraviglioso hanno vissuto gli Apostoli quel giorno di Pentecoste di duemila anni fa e da allora tutta la Chiesa continua a ricevere il dono dello Spirito: nei sacramenti, nella preghiera, nella carità fraterna.
Ma anche io? Sì!!! Lo Spirito Santo desidera scendere nel cuore di ciascuno di noi per inondarlo della sua gioia, del suo amore, della sua pace, vuole infiammarci con il fuoco della sua carità e far fare anche a ciascuno di noi quell'esperienza di gioia e di annuncio coraggioso come gli Apostoli il giorno di Pentecoste.
Apriamo il cuore e chiediamo allo Spirito di riempirlo di Sé! Vieni Spirito e riempi il mio cuore!
È Dio stesso che si dona a noi, che viene a dimorare in noi, che risveglia i doni e i carismi che ci ha donato con il Battesimo, con la Cresima, doni che ci faranno progredire nella relazione con Lui e carismi che metteremo a servizio dei fratelli perché la nostra famiglia, la famiglia dei figli di Dio, possa continuare a crescere, affinché tanti scelgano anche loro di dire sì al Signore. Non sono super-poteri che possiamo usare a nostro piacimento ma sono sensibilità, capacità, abilità che saranno utili ai fratelli che il Signore porrà sulla mia vita che, così, non sarà più inutile ma preziosa perché attraverso le mie povere azioni e parole passerà la potenza creativa e salvifica di Dio.
...e tutto questo... gratis! Sì, gratis! Il Signore non si fa pagare i suoi doni, altrimenti non sarebbero più doni, non pretende nulla da noi, non ci chiede di essere perfetti, ci chiede solo di dire di sì a Lui e di lasciarci plasmare dalla sua grazia, dalla sua forza, dal suo amore e così impareremo ad abbandonare quelle azioni, quegli atteggiamenti, quei vizi che ci fanno solo male perché non sono secondo l'amore di Dio.
Dall'esterno forse la nostra vita sembrerà quella di prima, non ci ritroveremo con il conto in banca pieno o con una villa lussuosa, non smetteremo di dover affrontare problemi e difficoltà ma ora lo faremo con il Signore nel cuore, con la sua pace e la sua serenità che nascono dal sapere che è Lui a provvedere a noi e a non farci mancare nulla di ciò che ci serve per rimanere uniti a Lui e per vivere già da ora la vita eterna.
Vieni Spirito Santo e trasforma il mio cuore!!!

sabato 31 maggio 2014

Fino ai confini della terra - Riflessione sul Vangelo di domenica 1° giugno 2014

Quando pensiamo e parliamo delle realtà di Dio, dei misteri della nostra fede, utilizziamo sempre immagini della vita comune che ci aiutano a farci meglio un'idea, che ci fanno cogliere qualche riflesso di ciò che nella sua essenza continua ad esserci incomprensibile. Si chiama "analogia" ed è molto utile, ne troviamo molti esempi in tutta la Scrittura e tutti i grandi teologi l'hanno utilizzata per descrivere le realtà divine, tuttavia dobbiamo ricordare che si tratta solo di immagini che lasciano gran parte del mistero inespresso.
Questa domenica celebriamo l'Ascensione del Signore e il titolo stesso di questa festa ci fa pensare ad una sorta di viaggio di Gesù Risorto che parte da questo mondo e torna al Padre e si siede alla sua destra. L'immagine che la Scrittura ci consegna è molto evocativa, ci fa pensare a qualcosa di maestoso, di solenne, ci fa comprendere che si tratta di un momento importante a cui dobbiamo prestare attenzione, ma ricordiamo che sono analogie che illustrano qualcosa di molto più grande.
Gesù lascia i suoi ma nel momento stesso in cui "parte" dice loro «Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo». Se l'Ascensione del Signore fosse un viaggio, uno spostamento tra due luoghi diversi e separati, dovremmo chiederci come Gesù possa essere insieme ai suoi se è assiso alla destra del Padre.
Dobbiamo ripensare la nostra idea di Ascensione: Gesù torna al Padre, il Figlio torna nell'intima comunione d'amore col Padre dopo aver compiuto la salvezza dell'uomo, torna portando in quella comunione la nostra umanità e aprendoci così l'ingresso alla vita divina. Dio ha creato l'uomo come altro da Sé affinché fosse, come Lui, persona libera, capace di una relazione d'amore autentica nella libertà. Noi però abbiamo usato male questa libertà e con il peccato ci siamo allontanati da Dio, ci siamo staccati da Lui. Il Figlio si è fatto uno di noi, ha fatto sua la nostra umanità, ha preso su di Sé la conseguenza del nostro peccato, la morte, l'ha vinta e ha donato alla nostra umanità la sua vita divina. Oggi porta la nostra umanità risorta nell'intima comunione con il Padre per accoglierci, per stringerci a Sé, ci apre l'ingresso nell'amore di comunione di Dio. Così Gesù può davvero essere con noi tutti i giorni perché ha portato noi con Sé, noi continuiamo a camminare su questa terra ma la nostra umanità è già nell'eternità di Dio.
Quest'opera meravigliosa che è la nostra salvezza non ci è imposta ma proposta, il Signore non ci forza ad entrare nell'eternità ma ci invita, ci tende la mano, ci dice: "se lo vuoi puoi stare con me e io con te". Se gli diciamo di sì, se afferriamo la sua mano, ci dona il suo Spirito che ci fa gustare e contemplare quanto sia grande il suo amore per noi e quanto prezioso quello che ha realizzato per noi.
Il Signore ci invita attraverso la testimonianza dei fratelli: gli Apostoli hanno visto Gesù Risorto, ma soprattutto, hanno creduto in Lui entrando, così, in questa comunione d'amore. Avendo sperimentato la realtà di questa comunione Gesù li ha inviati a invitare tutti i popoli ad entrare nell'amore di Dio.
Anche a noi è giunto questo invito tramite la testimonianza di altri fratelli che hanno detto il loro sì al Signore e allo stesso modo siamo inviati a raccontarlo, a dirlo a tanti fratelli che incontreremo sulla nostra strada.
Diciamo oggi il nostro sì al Signore, lasciamoci accogliere nel suo amore infinito e diventiamone anche noi testimoni fino ai confini della terra, senza paura perché Gesù è con noi ogni giorno fino alla fine del mondo.