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sabato 25 marzo 2017

Cos'è e cosa non è la fede - Riflessione sul Vangelo di domenica 26 marzo 2017

Cos'è la fede? Domanda che in tanti si pongono. Per alcuni è qualcosa di indispensabile, per altri è qualcosa di desiderato e cercato, per altri è qualcosa di enigmatico, per altri ancora è un'assurdità.
La fede è molto più semplice di come molti se la raffigurano, la fede è semplicemente la relazione con Dio, l'incontro con il Signore Gesù.
Come tutte le altre nostre relazioni, a volte è una relazione stabile e serena, altre è un po' più complicata, altre ancora c'è una vera e propria incomprensione. In buona sotanza, comunque, dipende da noi, la scelta è nostra.
I personaggi della pagina di Vangelo di questa domenica ci presentano tre modi di vivere la fede: i farisei, i genitori del cieco nato, il cieco nato stesso.
I Farisei sono coloro che sono convinti di sapere come Dio debba comportarsi, che cercano una relazione con lui purché Egli si attenga a quelle che sono le loro regole e convinzioni. Tutto ciò che non coincide con il loro modo di pensare, con le loro convinzioni e le loro norme lo rifiutano, senza nemmeno fermarsi a considerarlo. Così i farisei insistono a cercare una spiegazione della guarigione del cieco nato che si ammissibile dal loro schema mentale, arrivano a ipotizzare assurdità, negano le evidenze più lampanti, si ritrovano alla fine anche a a dover negare le loro convinzioni pur di non accettare che Gesù possa aver compiuto un miracolo in giorno di sabato.
Siamo anche noi un po' farisei quando pretendiamo che Dio si comporti come vogliamo noi, quando avanziamo assurde e pretenziose domande sul perché avvengano certe cose o perché altre non siano risolte come riteniamo giusto noi. Siamo farisei quando ci fermiamo a ragionare troppo sui misteri della nostra vita, del mondo, dell'universo intero. Beninteso, la fede è ragionevole, noi però spesso pretendiamo che sia razionalista ed empirista, vogliamo dimostrare, accertare, confermare.
Ci scandalizzeremmo sicuramente se un fidanzato pretendesse il test della macchina della verità per accertarsi che la sua fidanzata lo ama davvero poi però con Dio pretendiamo prove, certificazioni e spiegazioni.
I genitori del cieco nato sono invece quelli che vogliono stare tranquilli, che si attengono alle regole, che vanno in sinagoga tutti i sabati ma poi non vogliono avere grane, non vogliono che la loro vita sia turbata e scompigliata dalla presenza di Dio. Se la cavano con un "no comment". Anche di fronte a un miracolo chiaro e certo come la guarigione del figlio - e chi meglio di loro sapeva che il figlio era nato veramente cieco?- preferiscono la tranquillità della loro vita.
Anche noi ci comportiamo come loro quando la fede è l'attività della domenica mattina, quando andiamo a Messa, diciamo con diligenza le nostre preghiere ma non permettiamo a Dio di entrare nella nostra vita. Quando siamo così preoccupati di perdere la nostra tranquillità e la nostra comodità che preferiamo non vedere le meraviglie che Dio compie nella nostra vita.
Lascio per ultimo il cieco nato perché ovviamente in lui abbiamo un esempio di cosa la fede sia davvero. È di Gesù l'iniziativa, il cieco non ha chiesto nulla e, quando riacquista la vista, non si mette a lambiccarsi il cervello di come possa essere successo, se fosse lecito o meno visto che era sabato, quello che ha sperimentato gli basta: prima era cieco ora ci vede. Il cieco crede in Gesù anche se molte cose non le ha capite e non le può spiegare, quello che è importante per lui è aver incontrato Gesù, averne sperimentato la potenza, essersi lasciato amare da lui.
Possiamo anche noi essere il cieco nato se permettiamo a Gesù di aprirci gli occhi, se scegliamo di non farci troppe domande ma decidiamo di fidarci di lui, di lasciarci amare da lui, di permettergli di farci vedere una realtà che fin'ora è rimasta a noi nascosta: il Regno di Dio.
La fede è perfettamente ragionevole ma è pur sempre una relazione d'amore, non si può vivere una relazione d'amore attraverso regole, norme e leggi o pretendendo di non dover rinunciare alle proprie comodità. Ogni relazione d'amore ci chiede di metterci in gioco, di scomodarci, di rivedere la nostra vita, le nostre convinzioni, le nostre sicurezze. Ogni relazione d'amore ci chiede fiducia e quando ci fidiamo è tutto perfettamente ragionevole.
Lasciamoci incontrare dal Signore Gesù, permettiamogli di aprirci gli occhi e scegliano di fidarci di lui, solo così la nostra vita entrerà nella luce e nella gioia vere.

sabato 18 marzo 2017

Ciò che è davvero necessario - Riflessione sul Vangelo di domenica 19 marzo 2017

Ogni giorno abbiamo tante necessità ma non tutte sono davvero indispensabili, ci preoccupiamo per molte cose ma non tutte sono davvero così improrogabili e se ci fermiamo a riflettere ci accorgiamo che per vivere ci serve molto meno di quello che pensiamo.
Due cose sono certamente necessarie: l'acqua e il cibo. Senza questi sostentamenti il nostro corpo deperisce, soffre e rischia la morte.
Gesù utilizza proprio questi due elementi basilari per ricordarci che non siamo fatti solo di carne, che abbiamo anche uno spirito e anche quello ha sete e fame, anche quello ha bisogno di essere dissetato e nutrito.
Nella pagina di Vangelo di questa domenica Gesù si trova al pozzo di Giacobbe e lì incontra una donna samaritana e le chiede da bere. Ne scaturisce un dialogo in cui la donna parla dell'acqua del pozzo mentre Gesù parla di un'acqua viva che è lui a donare, un'acqua che disseta per l'eternità, un'acqua che diventa sorgente d'acqua viva nel cuore di colui che l'ha bevuta. Gesù conduce così la donna a rendersi conto di avere nel cuore una sete di cui non si era mai accorta, la sete della fede, la sete di Dio. Infatti è poi la donna a cambiare discorso e a chiedere a Gesù dove si adora veramente Dio, ha intuito che Gesù le sta parlando non dell'acqua che disseta il corpo ma quella che disseta lo spirito, l'amore di Dio che è riversato nei nostri cuori.
Quando poi i discepoli di Gesù tornano dopo aver fatto provviste lo invitano a mangiare ma Gesù risponde di avere un altro cibo che loro non conoscono: fare la volontà del Padre, compiere la sua opera.
Come l'acqua e il cibo sostengono il nostro corpo così la fede e il compimento della volontà del Padre sostengono il nostro spirito, come sono indispensabili i primo tanto lo sono i secondi.
Ci capita di essere tristi, delusi, scoraggiati, irascibili, ansiosi, affaticati? Sono i sintomi di uno spirito disidratato e denutrito. Così come non si può vivere bene se il nostro corpo soffre la sete e la fame altrettanto non possiamo vivere bene se il nostro spirito soffre.
Impariamo, allora, innanzi tutto a riconoscere la sete e la fame spirituali.
Uno spirito assetato è in continua ricerca di relazioni, va elemosinando attenzione e amore in tutte le relazioni perché è assetato d'amore. Uno spirito affamato è sempre insoddisfatto, ansioso, concentrato solo sui propri progetti, va in cerca di affermazione, di risultati ma nulla lo soddisfa mai veramente.
Solo Dio può dissetarci e sfamarci ed è Egli stesso affamato e assetato di noi. Anche Dio ha sete, sete di noi, della relazione con noi, ha sete del nostro amore, per quanto piccolo e debole possa essere.
L'acqua via di cui parla Gesù è lo Spirito Santo che è l'Amore riversato nei nostri cuori dal giorno del nostro battesimo. C'è già in noi quella fonte di acqua viva di cui parla Gesù alla samaritana, è già lì nel nostro cuore e noi ce ne teniamo spesso alla larga, soffrendo la sete! Avviciniamoci, dissetiamoci! Lasciamoci amare da Dio! Permettiamogli di inondarci del suo amore! Abbandoniamoci a Lui!
Quando saremo dissetati scopriremo anche il cibo, fare la sua volontà. Comprenderemo che ciò che conta nella vita non è realizzare i nostri progetti ma partecipare ai suoi. Per quanto accurati e precisi i nostri piani saranno sempre imperfetti, limitati e a tempo determinato. Quanti hanno costruito grandi imprese che poi si sono sgretolate nel giro di pochi anni, quanti regi e imperi hanno subito la stessa fine. Perché affaticarci per qualcosa che è destinato a perire? Lasciamoci coinvolgere dal progetto di Dio, apriamo il nostro sguardo, leggiamo nella nostra vita i segni della sua presenza, le linee del suo progetto in cui ci chiama ad essere non semplici spettatori o manovali ma suoi diretti collaboratori. Guardiamo, per esempio, alla nostra famiglia non come a qualcosa che abbiamo fatto noi ma come un suo disegno d'amore a cui ci chiede di collaborare come altri hanno fatto prima di noi. Allarghiamo lo sguardo e impariamo a vedere come la nostra vita sia parte di un progetto che non è iniziato con noi e non si concluderà con noi. Che meraviglia sapere che le nostre azioni quotidiane, il nostro lavoro, i nostri impegni, non sono fini a se stessi ma possono essere parte del progetto più grande e importante di tutta la storia dell'umanità: la salvezza dell'uomo! E per tutto questo basta una sola semplice scelta: Signore voglio compiere la tua volontà
!

venerdì 10 marzo 2017

Con tutto il cuore - Riflessione sul Vangelo di domenica 12 marzo 2017

Negli ultimi duemila anni in molti si sono messi a studiare, tradurre, analizzare, interpretare ogni pagina del Vangelo, alcune sono molto chiare. altre per essere capite è necessario conoscere la storia e la cultura del tempo di Gesù, altre ancora ci raccontano eventi di cui continuiamo a comprendere ben poco. A quest'ultimo gruppo appartiene sicuramente la pagina della Trasfigurazione che tutti conosciamo molto bene e che ci lascia sempre con un interrogativo: perché Gesù ha voluto coinvolgere Pietro Giacomo e Giovanni in questo evento così straordinario e ricco di molti simboli?
Pagine e pagine sono state scritte, in molti, autorevoli Padri della Chiesa, grandi teologi e santi hanno avanzato le loro ipotesi. Secondo la maggior parte Gesù avrebbe voluto far fare l'esperienza della Trasfigurazione ai suoi discepoli per anticipare loro la sua resurrezione, specialmente in vista della passione e della morte in croce.
Mi chiedo però se in tutta questa riflessione non ci sia un po' della nostra convinzione che tutte le cose debbano avere una utilità, debbano servire a qualcosa di concreto.
Forse dovremo aspettare di essere in Paradiso per poter chiedere a Gesù il motivo di quell'evento, una cosa però la sappiamo già: per i discepoli è stata un'esperienza di grande gioia, hanno sperimentato direttamente la gloria di Dio, il suo amore infinito, la sua immensa grandezza, la sua luce inestinguibile.
Pietro dice "è bello per noi essere qui" e quando poi la nube luminosa li copre cadono con la faccia a terra in preda a un grande timore, non paura o angoscia, timore di Dio, la consapevolezza di essere a pochi passi dalla sua gloria.
Forse Gesù ha voluto solo fare loro una grande grazia, offrirgli la possibilità di sperimentare una profonda comunione con Dio, quella che lui viveva nella preghiera e che doveva lasciare sul suo volto un'espressione di pace e di gioia che i discepoli notavano e di cui si meravigliavano.
Forse la Trasfigurazione è sì un anticipo della risurrezione ma non solo per poter affrontare la passione ma per pregustare ciò che il Signore ha preparato per noi. In questo senso, allora, la Trasfigurazione non è soltanto un evento riservato a Pietro, Giacomo e Giovanni ma un'esperienza che il Signore vuole far fare anche a noi, in modo diverso, probabilmente, magari meno spettacolare.
Il Signore Gesù ha scelto di fasi uomo per noi, ha scelto di farsi crocifiggere per noi, perché ci vuole con sé, ci vuole condurre nella piena comunione col Padre nello Spirito, vuole farci gustare la bellezza, la dolcezza, la grandezza della vita eterna che ci ha voluto donare.
Siamo noi, purtroppo, che abbiamo il cuore indurito, che continuiamo a voler credere solo a ciò che possiamo spiegare, che possiamo documentare, che possiamo registrare e riprodurre. Senza nemmeno accorgercene abbiamo così chiuso il nostro cuore al Signore Gesù, non ci lasciamo guidare, non gli permettiamo di condurci dove non sappiamo, rischiamo così di perdere l'occasione di una grande grazia.
In questo tempo di Quaresima, lasciamoci condurre dal Signore sul monte che è la preghiera, organizziamoci e troviamo spazi di preghiera in cui, per una volta, non guidiamo noi, non attacchiamo con la nostra lunga lista di richieste, di parole, di formule. Allontaniamoci da tutto ciò che può distrarci e apriamo il cuore al Signore, lasciamo che faccia lui, che ci dica ciò che vuole, che ci faccia provare ciò che ha preparato per noi, non dobbiamo aver paura di lui, vuole solo amarci e farci sperimentare la bellezza del suo amore.
Il Signore desidera con tutto il cuore farci sperimentare quanto è grande il suo amore per noi, accogliamolo con tutto il cuore e anche noi potremo dire "è bello per noi stare qui"!

sabato 4 marzo 2017

Il peccato, un veleno per la nostra vita - Riflessione sul Vangelo di domenica 5 marzo 2017

Abbiamo iniziato la Quaresima... A chi piace la Quaresima??? Temo a ben poca gente! Sembra un tempo triste, in cui dobbiamo fare penitenza, in cui dobbiamo riconoscere i nostri peccati... Tutte cose che non ci piacciono. Non ci piace rinunciare a qualcosa, a vivere più sobriamente, a pregare di più. Soprattutto non ci piace riconoscere i nostri peccati!
Già, ma cos'è il peccato? Secondo molti oggi abbiamo smarrito il senso del peccato, non sappiamo più cosa sia. È vero! Per molti sono peccati solo i gesti più gravi uccidere e rubare, già la frode, l'inganno, il tradimento si cerca di giustificarli in qualche maniera, altri ancora non sono proprio considerati il linguaggio volgare, la sessualità disordinata, le bugie, i giudizi e le critiche... Andarci a confessare ci costa molto e spesso lo facciamo perché costretti.
Tutto questo proprio perché non abbiamo capito cosa sia esattamente il peccato.
Il Vangelo di questa prima domenica di Quaresima ci presenta le tentazioni di Gesù nel deserto e ci offre così la possibilità di capire cosa sia veramente il peccato, noteremo che tutti i peccati possono essere ricondotti a una di queste tre tentazioni.
Il demonio tenta Gesù, vuole convincerlo a peccare, lo fa come fTentazionia sempre con l'inganno, addirittura utilizza la Scrittura per giustificare le sue proposte. Gesù, a differenza di Eva e Adamo, non si lascia circuire e risponde con la Parola di Dio smascherando la menzogna del demonio.
Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di trasformare le pietre in pane, Gesù risponde "Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Questa prima tentazione poggia sui nostri istinti, sulle nostre passioni, i nostri bisogni primari. Ci induce a pensare che la nostra vita dipenda dalle cose di questo mondo e ci invita a cambiarne la destinazione d'uso, a stravolgerne il senso. Chiediamoci allora se nella nostra vita ci sono oggetti, situazioni, eventi di cui non possiamo fare a meno: il fumo, l'alcool, i dolci, l'automobile, lo smartphone, il pc, internet, i gioielli... Se ci accorgiamo che c'è qualcosa, anche molto banale, di cui però non pensiamo di poter fare a meno, siamo caduti in quella tentazione. A questa tentazione si risponde come ha fatto Gesù, tornando alla relazione con il Padre: ciò che occorre realmente alla nostra vita è la comunione d'amore con Dio, è ascoltare ogni giorno la sua Parola. Se già non lo facciamo, iniziamo a nutrirci ogni giorno della Parola di Dio dedicando almeno un quarto d'ora alla lettura del Vangelo del giorno.
Con la seconda tentazione il demonio propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio certo che Dio invierà i suoi angeli a salvarlo, Gesù risponde "Non tenterai il Signore Dio tuo". È la tentazione di vivere non solo non seguendo la volontà di Dio ma pretendendo che si pieghi lui alla nostra. Attenzione, questa tentazione è più sottile e meno facile da smascherare. È la tentazione di voler fare di testa nostra, di pretendere di sapere meglio di Dio quale sia il nostro bene, di non saper riconoscere i nostri limiti e di pretendere di superarli, tanto Dio ci penserà! Per capire meglio questa tentazione facciamo qualche esempio: andare in macchina in autostrada a 150 km/h chattando su whatsapp, accettare impegni e incarichi per 25 ore al giorno solo per apparire efficienti e produttivi, non essere disposti a cambiare nemmeno in una virgola gli impegni della nostra agenda, pensare che la nostra vita sia più importante di quella degli altri... Ricordiamo sempre che dobbiamo confidare nella provvidenza di Dio, non sfidarla!
Nella terza tentazione il demonio chiede a Gesù di adorarlo in cambio del potere su tutti i regni della terra, Gesù risponde "Il Signore tuo Dio adorerai e a lui solo renderai culto". Cadiamo in questa tentazione molto più spesso di quanto non immaginiamo. Ogni volta che scendiamo a compromessi con il male, che accettiamo una menzogna, un inganno, una ingiustizia pur di guadagnarci qualcosa, pur di conservare la nostra tranquillità, di guadagnare qualcosa in più, noi stiamo piegando le ginocchia davanti al demonio. Se tutto questo sembra un po' esagerato è segno che il demonio ci ha già abbindolato più di quanto non immaginiamo. Torniamo a Dio, ad adorare lui solo, a vivere secondo il suo amore, la sua verità, la sua giustizia.
Questo tempo di Quaresima sia un tempo santo, nel quale ci lasciamo illuminare dallo Spirito affinché ci mostri la verità della nostra vita, affinché ci evidenzi i nostri peccati e ci dia il coraggio di abbandonarli, costi quel che costi! Ricordiamo sempre che con il peccato, anche il più piccolo, non guadagniamo mai nulla, al contrario, ci perdiamo solo. Questo tempo di grazia che il Signore ci dona possa diventare l'occasione per riscoprire l'amore, la cura, la tenerezza e l'attenzione del Padre per ciascuno di noi davanti a cui non abbiamo più bisogno di altro.

venerdì 17 febbraio 2017

L'arma più potente - Riflessione sul Vangelo di domenica 19 febbraio 2017

Papa Francesco ripete spesso che stiamo assistendo ad una Terza Guerra Mondiale "a pezzi", penso abbia ragione. I notiziari ci riportano continuamente atti di violenza, omicidi e stragi. Se ci guardiamo attorno ci accorgiamo che anche nel nostro quotidiano la violenza, l'odio, il rancore la fanno da padroni, ogni minima cosa diventano pretesto per un litigio, uno screzio, sul posto di lavoro, in fila alla posta, alle riunioni di condominio ma, ahimè, anche nelle nostre famiglie.
Molte persone mi hanno chiesto perché Dio non interviene a fermare tutto questo odio, questa violenza, perché non ferma quelli che ci fanno del male... gli altri, ovviamente!
Veramente Dio la soluzione ce l'ha già data, siamo noi che non la vogliamo applicare!
Nel Vangelo di questa domenica Gesù dice "amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano" e poi sulla croce ce lo ha anche dimostrato "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
Davanti a queste parole così chiare è inutile cercare interpretazioni, sfumature di senso, traduzioni alternative. Più cerchiamo di sfuggire alla logica dell'amore e più ci ritroveremo a rispondere al male con altro male e a generare così ancora altro male. L'unico modo per interrompere la spirale del male è l'amore.
Ci chiediamo come sia possibile amare in questo modo, come sia possibile amare chi ci ha fatto del male. Se ci proviamo da soli non ci riusciamo, il rancore ci acceca, ci indurisce il cuore, ci impedisce di amare realmente. Da soli non possiamo ma con Dio sì! Ecco perché Gesù ci invita a pregare per i nostri nemici.
Attenzione, non dobbiamo pregare per chiedere che il Signore cambi loro i pensieri o, peggio, che li punisca per quanto hanno fatto. Preghiamo chiedendo al Signore di insegnarci ad amare i nostri nemici con lo stesso amore con cui li ama Lui. Da soli non possiamo amare chi ci odia, con il Signore anche questo diventa possibile.
Si tratta solo di vincere il rancore per il male subito e la paura che amare il nemico sia segno di debolezza e l'unico modo di superare tutto ciò è scegliere di amare anche se pensiamo di non saperlo fare chiedendo a Gesù di renderci capaci. Non c'è richiesta che Gesù non accolga più volentieri!
La sera, prima di andare a dormire, riguardiamo alla nostra giornata e se ci accorgiamo che c'è una persona con cui abbiamo avuto uno scontro, un litigio, che ci ha fatto del male, portiamola nella preghiera, chiediamo sinceramente al Signore di mettere nel nostro cuore amore per quella persona. Probabilmente saremo assaliti dalla tentazione di giudicarla indegna del nostro amore... perché, noi pensiamo di essere degni dell'amore di Dio?
Teniamo duro contro ogni tentazione che ci vorrà allontanare da questo proposito, continuiamo, incessantemente, a chiedere al Signore di imparare ad amare chi ci è nemico e verrà il momento in cui lo Spirito Santo trasformerà il nostro rancore in una dolcissima gioia. Amare i nemici non è prerogativa solo dei santi nelle nicchie delle nostre chiese, è di tutti i santi, di tutti i figli di Dio che assomigliano al Padre la cui prima perfezione è l'amore.

sabato 11 febbraio 2017

La legge della libertà - Riflessione sul Vangelo di domenica 12 febbraio 2017

Ogni situazione dove si incontrano da due persone in su ha bisogno di regole: lo Stato ha le leggi, in ogni famiglia ci sono regole, i giochi hanno le loro regole, le palestre,le piscine, perfino i teatri hanno il loro regolamento, anche la vita di fede ha le sue regole: i Dieci Comandamenti! ...Errore! I Dieci Comandamenti non sono le regole della Chiesa o della vita di fede, sono ben altro!
A catechismo ci hanno insegnato i Dieci Comandamenti e ci hanno detto che per essere buoni cristiani dobbiamo seguirli per bene. Abituati come siamo alle tante regole della nostra vita li abbiamo accolti nello stesso modo con cui abbiamo accettato le altre. I Comandamenti così sono passati nel nostro pensiero come i paletti che delimitano quello che posso fare e quello che non posso fare, hanno il compito di indicare se una determinata azione posso compierla o no, anzi, stabiliscono se una determinata azione è o non è peccato. Raramente ci siamo preoccupati di cercare di capirli meglio, di capire perché Dio li abbia dati a Mosè, anzi, qualche volta avremmo anche voluto dirgli che non doveva disturbarsi tanto!
Siccome dei Comandamenti ci abbiamo capito ben poco, è venuto Gesù a "dare compimento alla Legge". La lunga pagina di Vangelo di questa domenica ci indica un modo diverso di considerare i la Legge di Dio: non come un insieme di regole che delimitano il nostro agire ma le indicazioni di dove deve andare il nostro cuore. Gesù ci invita a considerare le intenzioni del cuore, quelle sono importanti è il cuore, non le azioni, il centro della nostra vita.
I Comandamenti Dio li aveva dati a Mosè sul Sinai non per regolare la vita del popolo ma per indicare a ciascuno la strada da percorrere per vivere una vita vera, piena, una vita d'amore, autentica e giusta. Siamo noi che li abbiamo trasformati in norme per che sembrano limitare la nostra libertà.
Seguire i comandamenti non è abdicare alla nostra libertà, rinunciare a fare quello che vogliamo, è l'esatto opposto, è esercitare la nostra libertà in modo autentico scegliendo e tendendo al bene.
Libertà non è fare tutto ciò che mi passa per la testa, quante volte lo abbiamo fatto e poi ci siamo amaramente pentiti!!! Libertà è scegliere ciò che è veramente bene per noi, bene che non sempre corrisponde con i nostri capricci, anzi quasi mai.
Gesù ci propone di portare la Legge di Dio, che non sono solo i Dieci Comandamenti ma è tutta la sua Parola, nel cuore perché ci indichi la via, la strada da percorrere, affinché indichi al nostro cuore quali desideri sono buoni e giusti, ci faranno bene e ci porteranno gioia e quali, invece, sono sbagliati perché ci porteranno a fare del male a noi stessi e agli altri.
La Chiesa, molto più saggia di quanto non siamo disposti a concederle, ci suggerisce di fare ogni sera l'esame di coscienza prima di andare a dormire, purtroppo di solito lo facciamo solo prima di confessarci, e di solito piuttosto male. Nel nostro esame di coscienza infatti ci limitiamo a considerare le nostre azioni e a giudicare se sono più o meno conformi ai Comandamenti. Il Signore Gesù ci invita, invece, a considerare le intenzioni del cuore. Nel considerare una azione non limitiamoci a guardarne il risultato, chiediamoci con quale intenzione la abbiamo compiuta, con quali sentimenti e desideri del cuore. Un comportamento formalmente corretto non ci salva se nasconde un cuore centrato solo su se stesso, capace solo di odiare, di invidiare e giudicare.
Lasciamoci illuminare dalla luce dello Spirito che ci insegni a rileggere le nostre intenzioni e a collocarle sulla strada che il Padre ha tracciato davanti a noi con la sua Parola di salvezza.

sabato 4 febbraio 2017

Il gusto della vita - Riflessione sul Vangelo di domenica 5 febbraio 2017

Ci sono tante caratteristiche per cui noi italiani siamo famosi nel mondo, una di queste è sicuramente la nostra abitudine alla buona cucina. Se vi è mai capitato di visitare un supermercato in un Paese straniero avrete notato la grande quantità di cibi precotti, pronti in pochi minuti di microonde. Da qualche tempo alcuni di questi prodotti hanno fatto capolino anche sugli scaffali dei nostri supermercati ma con poco successo. Siamo abituati troppo bene, ben conosciamo i gusti degli alimenti genuini e fatti in casa e diffidiamo di tutto ciò che è preconfezionato, le nostre papille gustative sono sensibili a conservanti e coloranti e additivi vari e non si lasciano ingannare facilmente. Per la maggior parte di noi, almeno, il cibo deve avere un buon sapore, nutrirsi non può essere solo una necessità, deve essere uno dei piaceri della vita. Ad ogni alimento deve corrispondere il suo sapore, altrimenti a che serve?
Nella pagina di Vangelo di questa domenica Gesù ci dice che siamo il sale della terra e se il sale perdesse il suo sapore non servirebbe più a nulla. Dunque noi, suoi discepoli, abbiamo il compito di dare sapore alla nostra società, al nostro mondo, così come il sale esalta i sapore delle pietanze. Ciò che rende saporita la vita, che la rende gustosa, piacevole non sono le soddisfazioni di questo mondo, non il successo né la ricchezza, questi, come gli aromi artificiali danno un gusto di conservante, di finto alla vita. L'amore, invece, è ciò che dà buon sapore alla vita, è ciò che la rende piacevole, appetibile, gustosa. Se la nostra vita è colma d'amore saprà anche dare un buon sapore alla vita delle persone che abbiamo accanto.
Dobbiamo dunque farci una domanda: che gusto ha la mia vita? Ha un sapore genuino, di cibo preparato in casa con amore o sa di cibo precotto e riscaldato al microonde?
Fuor di metafora: la mia vita è colma di soddisfazioni artificiali e illusorie o di amore vero?
Tra i grandi mali della nostra società ci sono la solitudine, l'abbandono, la depressione: vite insipide, scialbe, che non hanno alcuna attrattiva. Tante persone vivono accontentandosi di vite senza sapore o, peggio, in cui il sapore è dato dalle illusioni del mondo. Noi cristiani, noi che abbiamo sperimentato l'amore di Dio per noi, che ne abbiamo gustato il sapore autentico, intenso, pieno abbiamo il dovere di dare sapore alla vita dei nostri fratelli. Non un dovere che deriva da un contratto ma un dovere d'amore. Iniziamo quindi a compiere gesti d'amore, di gratuità, che portino gioia, conforto, sostegno a chi vive accanto a noi. Le nostre opere buone possano essere non tanto un esempio da seguire ma uno stimolo a cercare l'incontro con il Signore Gesù, l'unico che dà sapore alla nostra vita.
Facciamo in modo che chi ci sta accanto venga a chiederci il segreto della nostra gioia, della nostra generosità, del nostro amore perché ha intuito che la nostra vita è gustosa, bella, gioiosa, piena. I santi hanno fatto così, non hanno mai dovuto costringere nessuno, hanno semplicemente vissuto a pieno la loro fede, la loro comunione con Dio in ogni gesto, in ogni parola, in ogni azione e chi stava loro accanto, incuriosito dal buon sapore di una vita spesa per amore degli altri, ha chiesto di poter incontrare colui che è la fonte di questo buon sapore: il Signore Gesù.