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sabato 10 giugno 2017

Mistero d'amore - Riflessione sul Vangelo di domenica 11 giugno 2017

Nel corso di questi venti secoli di storia molti teologi hanno tentato di spiegare come possa Dio essere Uno e Trino, come sia una sola sostanza in tre persone... Questioni di fine teologia... Nessuno però è riuscito a spiegare bene questo grande mistero. Sant'Agostino ci mette subito in guardia: se lo puoi spiegare, non è Dio!
Il mistero di Dio Uno e Trino non è spiegabile non perché Dio sia un tipo timido e riservato che ci tiene alla sua privacy ma perché è un mistero d'amore e l'amore non si può spiegare, si può solo vivere. Avete mai provato a spiegare l'amore? Ci siete mai riusciti? Sono certo di no!
Oggi però la Chiesa ci fa celebrare la festa della Santissima Trinità, ci fa guardare direttamente nel cuore di Dio, nel suo mistero d'amore, non per capirlo, comprenderlo, catalogarlo ma per farcene innamorare!
Ascoltando bene non solo la pagina di Vangelo ma tutte le letture di questa domenica ci accorgiamo di come ci sia un unico centro: la relazione tra Dio e l'uomo. Questa è la vera novità, questo quello che dobbiamo comprendere: Dio vuole entrare in relazione con noi, vuole farsi conoscere da noi, vuole camminare con noi, vuole salvarci.
Dio è un Dio che ama e che vuole amarci e farci conoscere quanto ci ama. Come fa un padre con il figlio piccolo, si abbassa fino a noi, cerca ogni giorno modi nuovi per raccontarci la sua passione per ogni uomo, il suo desiderio di relazione con noi. Nel corso della storia dell'umanità ha scelto modi diversi per rivelarci il suo amore, per tenderci la mano, per farsi vicino a noi. Il più alto di tutti è l'averci donato il suo Figlio e, nello stesso tempo poiché Dio è in se Trinità di Persone, l'aver scelto di farsi come noi, di condividere la nostra vita e, soprattutto, la nostra morte per donare a noi la propria vita eterna, e poi ancora Egli stesso viene ad abitare nei nostri cuori nel dono dello Spirito Santo.
È sufficiente leggere qualche pagina della Scrittura per rendersi conto che davvero le ha pensate tutte e ogni giorno se ne inventa di nuove per ciascuno di noi.
Cosa ci dice, allora, questa festa?
Ci invita a cercare questa relazione con Dio, ad accoglierlo nella nostra vita, a fidarci di lui, a credere in lui. La fede non è un atto faticoso, complicato, arduo, è un semplice abbandono al suo amore, alla sua tenerezza di Padre, alla sua compassione di Figlio, alla sua consolazione di Spirito. Basta solo dirgli "Voglio credere in te, voglio fidarmi di te!" All'inizio sembra difficile perché non amiamo lasciarci andare, perdere il controllo, lasciarci guidare. Pensiamo che scegliere di credere in Dio porti a rinunciare a ciò che ci piace, in realtà è scegliere ciò che ci dà gioia vera: la vita eterna!
Lungo la storia dell'umanità molte persone hanno scelto di fidarsi di Dio, di credere in lui, di abbandonare a lui la propria vita, ciò che ne è risultato sono state tante vite, tutte diverse, ma tutte accomunate da un elemento: la gioia! Credere in Dio di dà gioia perché è entrare nella più importante e bella relazione d'amore che possiamo immaginare!
Ognuno di noi è chiamato a vivere nella gioia della vita nuova, la vita eterna, stretto nell'abbraccio del Padre, del Figlio e dello Spirito... che aspettiamo ancora?
Credo Signore, aiutami a fidarmi di te ogni giorno di più!

sabato 20 maggio 2017

Mai più soli - Riflessione sul Vangelo di Domenica 21 maggio 2017

Una delle grandi rivendicazioni della nostra epoca è la pretesa di libertà, intesa come "diritto di fare ciò che voglio". Abbiamo già notato più volte come sia una falsa libertà, come il "fare ciò che voglio" è in realtà condizionato da tanti fattori esterni per cui spesso i nostri capricci e presunti desideri sono vere e proprie schiavitù. C'è anche un altro effetto collaterale di questa pretesa di autonomia che non consideriamo abbastanza: la solitudine. Pretendere di poter fare tutto ciò che vogliamo ci porta a vivere in un profondo egocentrismo che ci porta a guardare agli altri o come mezzi per raggiungere i nostri scopi o ostacoli che ce lo impediscono. Per fare quello che ci pare non riconosciamo più il limite della libertà della persona che abbiamo davanti, lo oltrepassiamo e arriviamo a calpestarlo. Nello stesso tempo anche gli altri pretendono di fare quello che vogliono così ci troviamo a dover innalzare muri di difesa per preservare la nostra tanto amata "libertà di fare ciò che mi va" e così ci isoliamo da tutti.
In questo meccanismo distorto entra anche la relazione con Dio che preferiamo pensare lontano, se non addirittura inesistente, affinché non venga a limitarci con i suoi noiosi comandamenti.
E così ci ritroviamo sempre più soli...
E dire che il desiderio di Dio è esattamente l'opposto! Dio non vuole lasciarci soli, non vuole farci sperimentare la solitudine, vuole stare con noi, ci vuole con sé, in una comunione così stretta che diventa l'essere l'uno nell'altro.
Gesù dice ai suoi discepoli "se mi amate osserverete i miei comandamenti" dove 'osservare' ha la sfumatura del custodire con cura e 'comandamento' è l'indicazione per compiere la sua volontà, quella volontà d'amore e di comunione che si rende concreta nel dono dello Spirito Santo.
Veramente il Signore non vuole lasciarci orfani, soli e abbandonati, per questo sceglie di venire ad abitare in noi per stare sempre con noi, per guidarci, per aiutarci a riconoscere il bene dal male, a capire quali sono i nostri veri desideri, le reali aspirazioni del nostro cuore. Custodire la volontà d'amore di Dio per noi non è rinunciare a una vita libera, anzi è vivere nella maniera più libera possibile. Scegliere di vivere compiendo la sua volontà per noi è camminare verso la nostra vera gioia che non deriva dal conseguimento dei nostri progetti ma nella comunione piena e intima con il Signore.
Abbiamo bisogno di abbandonare la nostra mentalità utilitaristica che ci fa sempre cercare il risultato concreto di ciò che facciamo ed entrare nella logica di Dio che è la logica dell'amore. Il fine delle nostre azioni è sempre un vantaggio personale, il fine dell'opera di Dio è l'amore vissuto fino in fondo. Non si tratta di cambiare le cose che facciamo ma come le facciamo, non più per utilità ma per amore: questa è la volontà di Dio, questo il suo comandamento.
Vinciamo ogni paura di amare e di essere amati e scopriremo che veramente Dio ci ama, che veramente lo Spirito Santo abita nel nostro cuore e ci illumina, conforta, sostiene. Il Signore ha disposto tutto per colmarci del suo amore, per non lasciarci mai soli, per farci scoprire ogni giorno amati e custoditi e per renderci capaci di amare come ama lui. Ora tocca a noi accogliere e custodire questa volontà d'amore e viverla ogni giorno.

venerdì 12 maggio 2017

Un posto nel cuore di Dio - Riflessione sul Vangelo di domenica 14 maggio 2017

Quando amiamo profondamente una persona sentiamo il bisogno di stringerla a noi, di abbracciarla, di averla sempre insieme a noi, la coccoliamo, la accarezziamo, la baciamo.
Dio ci ama e anche lui sente il bisogno di tenerci stretti a sé, di abbracciarci, di stringerci, di coccolarci. Siamo noi che, un po' come quando eravamo adolescenti e gli abbracci di mamma e papà ci imbarazzavano, spesso lo teniamo a distanza. Solo che quando teniamo Dio a distanza la nostra vita si incupisce, i problemi ci sembrano insormontabili e le difficoltà insostenibili, il nostro cuore si trova turbato e affaticato.
Con tutta la dolcezza di cui è capace, il Signore Gesù viene a dirci "Non sia turbato il tuo cuore! Non avere paura, abbi fiducia in me! A te penso io!" Veramente il Signore si prende cura di noi, veramente ci dona consolazione, veramente riporta la pace nel nostro cuore turbato.
Il Signore Gesù sa bene quanto spesso ci troviamo nella tristezza, nella fatica, nella solitudine e, poiché ci ama di un amore infinito, non si rassegna a vederci così, vuole riportarci a casa, vuole riportarci all'abbraccio del Padre, quell'abbraccio spirituale che non è più un semplice star vicini ma è essere l'uno nell'altro. Così è l'abbraccio tra il Padre, il Figlio e lo Spirito, così è l'abbraccio in cui Dio vuole accoglierci. 
Ai suoi discepoli Gesù dice di aver preparato un posto, non però un posto fisico, non una poltrona comoda ma un posto nel cuore del Padre, un abbraccio del suo amore e c'è un posto così anche per ciascuno di noi, anche noi siamo invitati ad entrare nella meravigliosa dolcezza del suo amore.
Spesso, come l'apostolo Filippo, pensiamo di accontentarci di vedere Dio da lontano, "mostraci il Padre e ci basta!", a noi sembra tanto ma è ben poco rispetto a quello che ci offre lui.
Dio non vuole essere ammirato da lontano, vuole stringerci a sé, vuole far scoppiare di gioia il nostro cuore, vuole rivelare in noi la sua presenza, farci sperimentare la bontà della sua gloria. la gioia infinita della sua vita eterna.
Ci vuole così poco! Basta dirgli di sì, basta fidarsi di lui, di credere veramente, basta abbandonarsi al Signore Gesù! Gesù si fa per noi via che ci conduce al Padre, verità che ci svela il senso pieno della nostra esistenza, vita eterna per vivere per sempre in quell'abbraccio.
Apriamogli il cuore nella preghiera, ascoltiamo la sua Parola, non solo come una serie di norme ma come un canto d'amore che ci svela quanto siamo amati, impariamo a riconoscerlo nei nostri fratelli e camminiamo, anzi, corriamo insieme con loro incontro al Signore, gettiamoci nell'infinito abbraccio del Padre e tutte le nostre ansie, le nostre paure, i nostri dolori saranno un ricordo lontano.
Nessuno pensi che Dio non possa amarlo. È vero nessuno di noi è degno dell'amore di Dio eppure continua ad amarci così come siamo, con le nostre fragilità e debolezze, con tutti i nostri errori e peccati. Noi forse fatichiamo ad amare noi stessi, a perdonarci gli errori compiuti e ripetuti, non siamo capaci di trovare nulla di amabile in noi, Dio però ci ama sempre e comunque e non vede l'ora di dimostrarcelo. Facciamolo contento, permettiamogli di stringerci a sé e da quel meraviglioso abbraccio non ce ne andremo mai più!

venerdì 5 maggio 2017

Docili alla voce di colui che ci ama - Riflessione sul Vangelo di domenica 7 maggio 2017

Indipendenza, autonomia, libertà sono parole che ci piacciono tanto, non amiamo essere condizionati da altri, pretendiamo di essere liberi di fare ciò che ci va, di vivere la nostra vita come ne abbiamo voglia. Tutto ciò che ha l'aspetto di regole, norme, comandi cerchiamo di fuggirlo come la peste, convinti che solo avendo il pieno controllo della nostra vita potremo essere veramente felici.
Ma davvero possiamo dirci liberi? È vera libertà fare tutto ciò che ci suggerisce la fantasia? Ci siamo mai chiesti come ci vengano in mente determinate idee o desideri specifici?
Già da molti decenni sappiamo che la grande industria della pubblicità ci induce bisogni che non abbiamo, ci suscita il desiderio di cose che non ci occorrono. Oggi i social network e l'uso quotidiano di internet si sono affiancati a tv e giornali creando un coro di voci continue e assordanti che ci circondano, confondono e ci portano dove possiamo produrre un maggiore guadagno.
C'è un modo per essere veramente liberi o dobbiamo rassegnarci a lasciarci sballottare dalle esigenze economiche del mercato globale?
La prima cosa di cui abbiamo bisogno è un po' di umiltà. Dobbiamo saper riconoscere che non siamo capaci di camminare da soli, che in un modo o nell'altro seguiamo sempre qualcuno, una voce che ci apra una strada, che ci dica di cosa abbiamo bisogno.
Tutto sta, dunque, nel scegliere bene quale voce seguire. Il criterio di scelta è più semplice di quanto non pensiamo: impariamo a seguire la voce di chi tiene a noi, ci ama e ci vuole condurre al nostro vero bene e rifiutiamo la voce di chi invece cerca solo di sfruttarci, di guadagnare dalla nostra vita.
C'è una sola persona che non ha interessi economici alle nostre spalle, che non ci guadagna nulla dalla nostra vita, che vuole indicarci la nostra salvezza solo perché ci ama: il Signore Gesù.
Chiediamo al Signore, in questa domenica, il dono della docilità. Ci renda docili alla sua guida, alla sua Parola, renda il nostro cuore pronto a seguire la sua voce.
Per imparare a seguire il Signore dobbiamo metterci in ascolto della sua Parola, ogni giorno, dobbiamo imparare a fidarci di lui, a lasciarci guidare da lui, dobbiamo desiderare compiere la sua volontà.
Molti di noi hanno un'idea sbagliata di cosa significhi compiere la volontà di Dio. Si pensa che sia un'obbedienza cieca, che il Signore ci voglia come soldati pronti a eseguire ogni suo ordine. Non è questo compiere la volontà di Dio! È lasciarsi guidare, condurre da lui, dal suo amore, a vivere una vita piena, autentica e veramente libera, libera dagli inganni del mondo, libera dalla ricerca di soddisfazioni terrene che non durano, libera dalle logiche dell'utilitarismo, del profitto, del guadagno.
Compiere la volontà di Dio è collaborare al suo disegno di salvezza, se volessimo trovare un'immagine potremmo pensare ad un brano per pianoforte da suonare a quattro mani, noi e Dio insieme.
Scegliere Gesù come guida, come pastore della nostra vita, non è abdicare alla nostra libertà è entrare nella comunione con lui, è potersi rilassare perché la nostra vita non dipende più dalle nostre capacità ma dalla sua grazia, è scoprire che la nostra vita può essere molto più piena, gioiosa e soddisfacente di quanto non sia stata fin'ora, è gustare già da ora la vita eterna.

sabato 22 aprile 2017

Insieme - Riflessione sul Vangelo di domenica 23 aprile 2017

Nei giorni intorno a Pasqua su diversi canali televisivi sono comparsi documentari e produzioni varie sulla Sindone, sui luoghi della Terra Santa, sulle testimonianze storiche della vicenda di Gesù. Alcune scientificamente valide, altre oltremodo fantasiose, altre ancora volutamente ingannevoli. Tanti, come novelli san Tommaso, intenzionati a toccare con mano testimonianze certe della resurrezione del Signore Gesù.
Che abbiamo seguito o meno queste trasmissioni, l'idea di poter avere una prova scientifica della resurrezione ci affascina tutti. Chi di noi non ha pensato almeno una volta che san Tommaso è stato fortunato perché ha potuto fare quello che vorremmo fare tutti, toccare Gesù, poterlo vedere con i nostri occhi, ascoltarlo con le nostre orecchie. Noi però non possiamo, non siamo stati suoi apostoli, viviamo duemila anni dopo, dobbiamo accontentarci di quello che ci hanno raccontato, restando col dubbio se sia poi vero o no.
Ma è davvero così? Veramente non possiamo incontrare Gesù risorto? Veramente non possiamo arrivare alla certezza della sua resurrezione, della sua presenza viva accanto a noi?
No, no, possiamo e come! Possiamo incontrare Gesù risorto, possiamo essere certi della sua resurrezione, possiamo riconoscerlo vivo accanto a noi, dobbiamo solo ammettere che questo incontro avvenga non come lo vogliamo noi ma come lo vuole lui. C'è uno spazio e c'è un modo per incontrare il Signore risorto. Lo spazio è la comunità cristiana, il modo è la fede.
Gesù risorto si manifesta ai suoi discepoli quando sono riuniti, mentre stanno insieme. Tommaso la sera di Pasqua è fuori, è lontano, è solo e questa solitudine gli impedisce di incontrare Gesù. Dovrà attendere una settimana e di nuovo mentre sono tutti riuniti insieme, in quella seconda domenica della storia, Gesù torna a manifestarsi. Ora Tommaso è presente all'assemblea, è anche lui parte della comunità e può così incontrare il Signore Gesù. Sappiamo bene che poi il Signore lo invita a vedere le sue piaghe, a toccare il segno dei chiodi, ma, soprattutto, a diventare credente. Noi possiamo essere quei beati di cui parla Gesù a Tommaso, coloro che credono senza aver visto ma solo perché hanno ascoltato la testimonianza dei fratelli.
Potremmo essere tentati di pensare che Gesù ci inviti ad accontentarci, a prendere per buono quello che ci viene detto dagli altri, ma appunto questa è una tentazione! Gesù non ci invita ad accontentarci, ci indica la strada per poterlo incontrare risorto, per poter fare una esperienza viva e reale di lui. Per farlo, però dobbiamo decidere di metterci in gioco, non possiamo pretendere di continuare a occuparci delle nostre cose e pretendere che il Signore si manifesti come e quando decidiamo noi.
Innanzi tutto dobbiamo iniziare a vivere la comunità. Non basta andare a Messa ogni domenica come se andassimo a teatro o al cinema, non basta ascoltare le letture cercando spunti che ci siano utili per quel che dobbiamo fare e poi, appena usciti dalla chiesa riprendiamo la nostra vita ordinaria. Per vivere la comunità cristiana innanzi tutto dobbiamo amare i nostri fratelli, un buon inizio sarebbe già conoscerne il nome, salutarci quando ci incrociamo per la strada, presentarci quando arriva qualcuno di nuovo, anche se è solo di passaggio, nella Chiesa nessuno è mai solo di passaggio, tutti sono nostri fratelli! Vivere in comunità è, innanzi tutto, una questione di cuore, è volersi bene, prendersi cura gli uni degli altri, ciascuno secondo le sue possibilità. La comunità dei fratelli diventa così il luogo in cui il Signore viene a manifestarsi, viene a farsi conoscere, a far risplendere la luce  della sua Pasqua.
Il modo per incontrare il Signore risorto è la fede: dobbiamo prima noi credere in lui, credere a quanto ci annunciano i nostri fratelli, credere che veramente Gesù è risorto e vivo e viene nella nostra vita. se accogliamo questo, se iniziamo a fidarci di quanto abbiamo ascoltato, il Signore si farà presente, si manifesterà anche a noi, in un modo unico, che noi solo possiamo comprendere, secondo le nostre caratteristiche. Avremo così la certezza che il Signore è veramente risorto, non perché ne avremo toccato la piaghe ma perché ne avremo riconosciuto la presenza accanto a noi.
Io so che il Signore Gesù è risorto, volete scoprirlo anche voi? Vivete nella comunità e aprite il cuore al Signore, senza avanzare pretese, senza richiedere prove e il Signore si manifesterà anche a voi, questo è sicuro!

sabato 8 aprile 2017

Amore fedele - Riflessione sul Vangelo di domenica 9 aprile 2017

Eccoci alle soglie della Settimana Santa, la grande settimana, la settimana più importante dell'anno, quella in cui contempleremo tutto l'amore del Signore per noi.
La Domenica delle Palme apre questo tempo santo con due Vangeli: l'ingresso di Gesù a Gerusalemme accolto dalle folle dei discepoli in festa e il lungo racconto della Passione. Due pagine che sembrano in contrasto tra loro, prima la festa poi la condanna... Penso però che, ancora una volta, descrivano bene la nostra vita di fede. Quante volte, anche noi, abbiamo cercato e accolto il Signore nella nostra vita e poi, poco dopo, lo abbiamo rinnegato, escluso, dimenticato.
Soffermiamoci sul lungo racconto della Passione, centro di tutta questa grande settimana. Preferiremmo passare subito oltre, arrivare subito alla Pasqua, non ci piace ascoltare il racconto dei patimenti del Signore Gesù, quella grande sofferenza ci fa paura, ancora di più quando consideriamo che è dono d'amore per noi, che il Signore si è lasciato inchiodare alla croce per salvarci.
La Passione secondo Matteo, che ascoltiamo quest'anno, si apre con il tradimento di Giuda, l'amico, uno dei Dodici, uno di cui Gesù si era fidato, proprio lui lo tradisce, lo vende per trenta monete d'argento. Anche Pietro, poco dopo, pur avendo giurato di seguirlo fino alla morte, davanti a una giovane serva si impaurisce e lo rinnega. Ecco tutta la nostra fragilità umana, ci siamo anche noi in Giuda e Pietro, anche noi rinneghiamo e tradiamo Gesù ogni volta che decidiamo di fare di testa nostra, di decidere da soli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è bene e ciò che è male.
Nel testo poi ritorna più volte una annotazione "affinché si compisse la Scrittura". Tutta la Passione del Signore non è altro che la piena dimostrazione della sua fedeltà, del suo amore fedele per noi. Gesù è venuto a compiere la promessa di salvezza, quella promessa fatta ad Abramo, a Mosè, ai Profeti e a tutta l'umanità. anche davanti alla nostra infedeltà, anche davanti al nostro rifiuto, anche davanti alla nostra indifferenza Gesù rimane fedele, fedele alla sua promessa, fedele al suo amore per noi, fino alla fine, fino alla morte.
Contempliamo questo amore, proviamo, nelle celebrazioni di questa Settimana Santa, a ritrovare i segni di questa fedeltà, ascoltiamo con attenzione la Parola di Dio che ci verrà donata, consideriamo i gesti compiuti da Gesù, non solo come memoria di ciò che è avvenuto duemila anni fa, ma riconoscendoli nella nostra vita. Allontaniamo la paura di scoprirci infedeli al suo amore, di riconoscerci ingrati e a volte anche traditori, il Signore resta fedele, sempre. Quando ci sentiamo abbandonati da tutti, quando ci sembra che nessuno ci possa capire ricordiamoci che il Signore è lì, accanto a noi, è sceso nel profondo di ogni nostro dolore, di ogni nostra sofferenza, nell'ingiustizia e nel male più profondo per esserci accanto sempre, in ogni momento, per non lasciarci mai.

sabato 1 aprile 2017

Resurrezione e vita - Riflessione sul Vangelo di domenica 2 aprile 2017

C'è un evento nella vita di ciascuno di noi che vorremmo in ogni modo evitare ma che, prima o poi tutti dobbiamo affrontare: la morte di una persona cara. Impariamo presto che prima o poi tutti dobbiamo morire eppure è una cosa a cui continuiamo a ribellarci. Davanti alla morte di una persona cara restiamo addolorati, ne sentiamo la mancanza e ci rattristiamo per il distacco e non è raro che risuoni nel nostro cuore la domanda "Signore dove sei?"
La pagina di Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima ci presenta il ben noto episodio della resurrezione di Lazzaro, se lo ascoltiamo con attenzione possiamo imparare e capire qualcosa di più di questo evento che a noi rimane comunque misterioso che è la morte.
Avvisano Gesù che il suo carissimo amico Lazzaro sta per morire ma invece di precipitarsi a guarirlo, come aveva fatto con tanti altri prima di lui, Gesù aspetta, lo lascia morire.
Ci sembra strano questo comportamento del Signore, ci saremmo tutti aspettati che corresse e lo salvasse e vorremmo che facesse così sempre, ogni volta che un nostro caro o noi stessi ci troviamo in una situazione di pericolo eppure il Signore aspetta.
Quando arriva a Betania Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro, lo rimproverano "se tu fossi stato qui nostro fratello non sarebbe morto!", quante volte anche noi ci troviamo a rimproverare così il Signore davanti alla morte di una persona cara. Pensiamo che il Signore sia insensibile, che non capisca il nostro dolore, che potrebbe salvare la persona ma non vuole farlo... Come ci sbagliamo!
Davanti al sepolcro di Lazzaro Gesù non rimane impassibile, al contrario, si commuove profondamente e scoppia a piangere e tutti riconoscono in quella reazione la manifestazione del suo amore per Lazzaro. Quando piangiamo per una persona cara il Signore non è lontano, impassibile, distratto, è accanto a noi, piange con noi perché capisce il nostro dolore, la nostra sofferenza, perché ama anche lui il nostro caro defunto, anzi lo ama più di noi.
Ci invita però a non fermarci al freddo e al buio di una tomba, ci invita a guardare oltre, ad alzare lo sguardo al Padre che vuole la nostra salvezza, che vuole donarci la vita eterna. Gesù dice a Marta "Io sono la resurrezione e la vita [...] chi crede in me, anche se muore vivrà [...] credi questo?" e Marta risponde: "Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo".
Marta ha capito, ha scelto di fidarsi, vuole credere che suo fratello, che ora vede morto, un giorno potrà riabbracciarlo, potrà incontrarlo nuovamente vivo, in una vita nuova. A conferma di questa fede, per dimostrare non solo a Marta, a Maria, ai suoi discepoli e ai Giudei ma anche a noi che quella fede espressa da Marta non è una pia illusione ma verità, richiama Lazzaro alla vita. Quel giorno Lazzaro tornò alla vita terrena e poi in seguito, non sappiamo quando, morì di nuovo, quella che Gesù gli aveva reso non era ancora la resurrezione della carne, doveva essere un segno che rimanda alla vera resurrezione quella dell'Ultimo Giorno.
Ma perché dobbiamo proprio morire? Perché il Signore non può donarci la vita eterna mentre ancora siamo in vita? Sarebbe meglio, no?
La morte è conseguenza del nostro peccato, ogni peccato è un allontanamento da Dio, un rifiuto della sua grazia e, dato che nessuno di noi si dà la vita da se stesso ma tutti la riceviamo da Dio in ogni istante della nostra esistenza, allontanandoci da Dio ci allontaniamo dalla fonte della nostra vita. Se ci allontaniamo dalla vita, chiaramente, ci dirigiamo nella direzione opposta, verso l'opposto della vita, la morte appunto. Quindi dobbiamo morire perché è la conseguenza del nostro peccato, non ci uno in particolare ma di tutti i nostri peccati, di quelli dell'umanità intera. Sarebbe trattarci da bambini se Dio ci evitasse la conseguenza delle nostre libere scelte eppure non ci ha abbandonato a tale terribile conseguenza, anzi, ha scelto di subirla anche lui che è senza peccato per potercene poi liberare, per poterci donare una vita nuova, non più minacciata dalla morte.
Facciamo nostra, dunque, la professione di fede di Marta, diciamo con lei "Io credo in te Signore, credo che tu sei la resurrezione e la vita" e impariamo a guardare al cielo dove i nostri cari ci attendono per vivere in eterno la gioia che il Signore ha preparato per noi.