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sabato 13 febbraio 2016

Una guida sicura nel cammino della vita - Riflessione sul Vangelo di domenica 14 febbraio 2016

Nelle passeggiate in montagna può capitare di dover guadare un piccolo ruscello dove non tute le pietre sono stabili, alcune sono smosse e instabili tanto che se se ci si mette il piede sopra si rischia di scivolare e di farsi male. In quella situazione è importante avere qualcuno di esperto che apra la pista, che vada avanti e individui quali pietre sono stabili e quali invece sono pericolose così si potrà passare sulle prime evitando le seconde.
Anche nella vita ci sono pietre smosse, situazioni, cioè, che all'apparenza sembrano stabili e invitanti ma che ci fanno finire a terra, sono le tentazioni che ci inducono a cadere nel peccato le cui prime vittime siamo sempre noi stessi.
Abbiamo però una guida sicura che ha percorso prima di noi la nostra umanità e ci mette in guardia dagli inganni di questo mondo, dai tranelli che il demonio ci tende, è la guida migliore di tutte, è il Signore Gesù.
Non solo ha scelto di farsi come noi ma ha anche affrontato le nostre stesse tentazioni così ci può mettere in guardia. Facciamo, allora, attenzione alla pagina di Vangelo di questa prima domenica di Quaresima è un po' come una mappa delle pietre smosse che potremo incontrare nella nostra vita.
La prima tentazione che Gesù affronta per metterci in guardia è quella della fame o, in senso più ampio, di soddisfare i nostri bisogni fisici. Non c'è nulla di male nel mangiare, anzi, è necessario per la nostra sopravvivenza, diventa un problema quando tutte le nostre energie e la nostra attenzione sono concentrate sulla soddisfazione dei nostri bisogni e pulsioni. Ben presto ci chiudiamo in noi stessi, diventiamo ingordi, avari, iniziamo a trattare gli altri come oggetti, ci servono solo per ottenere quello che vogliamo. Gesù ci apre lo sguardo, ci insegna a rispondere a questo genere di tentazioni con la consapevolezza che ciò che nutre veramente la nostra vita non è il cibo o il soddisfare le nostre necessità ma l'amore del Padre.
La seconda tentazione da cui Gesù ci mette in guardia è quella del potere, del prestigio, della fama. È la tentazione di voler primeggiare sugli altri, di volerci mettere al di sopra di chi abbiamo accanto. Non c'è nulla di male nel ricoprire un ruolo di responsabilità al lavoro, in famiglia, anche nel gruppo di amici, l'importante è non lasciarsi prendere dalla sete del potere che ci porta ad essere invidiosi, sospettosi, orgogliosi. Gesù ci insegna a rispondere a questa tentazione riconoscendo ogni giorno che la nostra vita è tutta nelle mani di Dio e che le responsabilità che abbiamo ce le ha affidate lui affinché possiamo prenderci cura dei nostri fratelli.
La terza tentazione che Gesù affronta per noi è la più sottile, ci caschiamo molto più spesso di quanto non ci rendiamo conto: fare la nostra volontà invece di quella di Dio. La sola idea di dover fare la volontà di un altro ci lascia infastiditi, ci fa pensare di essere costretti, prigionieri e oppressi. Il Signore Gesù ci insegna con tutta la sua vita che compiere la volontà del Padre è ciò che ci rende veramente liberi, scegliere invece di fare la nostra volontà ci rende schiavi delle nostre pulsioni, dei nostri piaceri, del nostro egoismo. Gesù ci mostra la strada, ci fa vedere che quando compiamo la volontà di Dio per noi troviamo la vera pienezza della nostra vita, la nostra piena realizzazione.
Questo tempo di Quaresima possa essere un cammino di luce, possiamo imparare, guidati da Gesù, a riconoscere le pietre smosse della nostra vita, quelle tentazioni che ci fanno inciampare e cadere così da evitarle, così da saper sempre scegliere quel percorso d'amore che il Padre ha preparato per ciascuno di noi.

sabato 6 febbraio 2016

Mi fido di te - Riflessione sul Vangelo di domenica 7 febbraio 2016

A tutti sarà capitato un fallimento: un brutto voto a scuola, un errore al lavoro, una gara persa, un'iniziativa andata male. In quei momenti non abbiamo certo bisogno di qualcuno che ci faccia notare ancora di più il nostro errore o ci biasimi per la nostra incapacità, abbiamo bisogno di qualcuno che ci incoraggi, che ci sproni a rialzarci e ad andare avanti.
Doveva sentirsi un po' abbattuto Simon Pietro quella mattina quando, sulla riva del lago di Gennesaret risistemava le sue reti rimaste vuote, l'amarezza di una notte di lavoro infruttuosa gli faceva vedere tutto nero. "Sono cose che capitano" gli deve aver detto qualcuno, qualcun altro deve avergli dispensato qualche consiglio che suonava però come una critica. Poi arrivò Gesù, Simone lo conosceva già, glielo aveva presentato suo fratello Andrea, lo aveva ascoltato alcune volte e, come molti altri, era rimasto sorpreso dal suo insegnamento. Quella mattina però Simone non aveva molta voglia di ascoltare un lungo discorso, voleva solo finire di sistemare le sue reti e poi andarsene a casa a dormire un po'. Proprio quella mattina, però, Gesù scelse la sua barca come pulpito per insegnare, rifiutare non sarebbe stato educato così, forse un po' contro voglia, Simone si trovò ascoltatore privilegiato con un posto in prima fila. Terminato il suo insegnamento Gesù si rivolse direttamente a lui e gli disse di riprendere il largo e di gettare le reti. Che iniezione di coraggio e di fiducia in quelle parole, mentre tutti gli altri lo deridevano per non essere stato capace di prendere nemmeno un pesce, Gesù lo incoraggiava a non abbattersi, a riprovarci subito. Che sorpresa e meraviglia quando la rete iniziò a riempirsi al punto che quasi faceva affondare la barca. D'un tratto Simone comprese che quello che aveva davanti non era un maestro come gli altri, aveva davanti un uomo di Dio e nello stesso momento avvertì anche tutta la sua inadeguatezza, tutto il peso e la bruttura del suo peccato. "Allontanati da me, che sono un peccatore!" provò a dire a Gesù ma più cercava di allontanarlo e più Gesù gli infondeva coraggio. "Vieni con me, ti farò pescatore di uomini". Simone non sapeva cosa significasse essere pescatore di uomini ma Gesù, l'uomo di Dio, il Maestro, aveva così tanta fiducia in lui da chiedergli di diventare uno dei suoi, conosceva le sue debolezze eppure lo voleva con sé comunque. Fino ad allora nessuno si era mai fidato così tanto, tutti lo avevano deriso, criticato, tutti erano sempre stati pronti a evidenziargli le sue mancanze ma quell'uomo no, Gesù era stato l'unico ad incoraggiarlo, ad amarlo così com'era, con tutti i suoi difetti e le sue debolezze.
Davanti ad un amore così non c'è altro da fare che lasciare tutto e seguire quell'uomo così speciale.
Potremo pensare che Simon Pietro sia stato particolarmente fortunato a vivere un'esperienza del genere, beato lui, ci verrebbe da dire.
Ma Gesù viene anche nella nostra vita, viene a visitarci lì dove pensiamo di aver fallito, dove ci sembra di non essere capaci, di essere dei buoni a nulla e ci dice: "Coraggio! Prendi il largo! Getta le tue reti! Non aver paura, non pensare di non essere capace, non fermarti ai tuoi insuccessi! Io mi fido di te!" Per quanto possa sembrarci strano e assurdo il Signore Gesù vuole fidarsi di noi, conosce bene le nostre debolezze, i nostri difetti, eppure sceglie di fidarsi di noi, ci vuole con sé, vuole affidarci il suo amore perché lo portiamo ai nostri fratelli: in casa, tra gli amici, al lavoro, in tutte le situazioni della nostra vita.
Ci sarà successo spesso di trovare chi ci critica, forse avremo avuto la fortuna di incontrare qualcuno che ci ha incoraggiato ma non incontreremo mai nessuno che si fidi di noi più che il Signore Gesù. senza aver paura di questo amore grande e incomprensibile facciamo anche noi come ha fatto Pietro, lasciamo tutto, lasciamo le nostre certezze e le nostre sicurezze che ci hanno spesso portato a fallimenti e seguiamo lui, lasciamoci coinvolgere nel suo progetto di salvezza, troveremo anche noi come Simon Pietro la gioia della nostra vita.

sabato 30 gennaio 2016

Gioire dell'annuncio di salvezza - Riflessione sul Vangelo di domenica 31 gennaio 2016

Si dice che c'è più gioia nel dare che nel ricevere e forse è vero. Che bello poter dimostrare il nostro amore, il nostro affetto a qualcuno con un dono, con un gesto, con un'attenzione, ci scalda il cuore, ci fa gioire davvero. Che amarezza, però, quando scopriamo che la persona a cui tenevamo tanto e che sembrava ricambiare il nostro affetto in realtà era interessata solo a ottenere un favore, un vantaggio, a sfruttarci per i propri interessi. Temo sia una esperienza che abbiamo fatto tutti e ben sappiamo quanto sia deludente.
Forse deve essere stata questa stessa delusione che Gesù deve aver provato nella sinagoga di Nazaret in quel sabato che diede inizio al suo ministero di predicazione. La situazione sembrava delle migliori, era tra i suoi, circondato di visi conosciuti, molti lo avevano visto crescere, con gli altri aveva condiviso gli anni della giovinezza, le esperienze dell'adolescenza, era, in fondo, a casa sua. Con quale trepidazione aveva annunciato, proprio ai suoi amici più cari "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltata", felice che fossero proprio loro che lo avevano conosciuto fin da quando era bambino, i primi a conoscere questa buona notizia, questo annuncio di gioia. Che amarezza deve aver provato quando ha scoperto che i suoi cari erano interessati ad altro, dell'annuncio di salvezza, del compimento delle promesse di Dio, non sapevano che farsene, loro volevano miracoli e guarigioni! Che ingrati! Ci verrebbe da dire...
Ma siamo così sicuri di essere così diversi? Siamo certi che anche a noi non interessi più di ottenere quello che vogliamo che accogliere quello che il Signore vuole donarci? Se ci fossimo stati noi, quel giorno, nella sinagoga di Nazaret,come ci saremmo comportati? Avremmo accolto e gioito dell'annuncio del compimento della salvezza di Dio o avremmo preteso anche noi un miracolo? Avremmo saputo gioire di una salvezza che è per tutti gli uomini o ci saremmo indignati davanti al rifiuto di Gesù a lasciarsi trattare come una macchinetta sforna-miracoli?
Vorremmo poter dire che avremmo gioito dell'annuncio di Gesù ma, molto più probabilmente, ci saremmo uniti al coro delle proteste. Quante volte chiediamo al Signore di risolverci i nostri problemi così come gli indichiamo? Quante volte non sappiamo alzare lo sguardo e vediamo solo la nostra vita, i nostri interessi?
Scegliamo, allora, oggi, di cambiare atteggiamento verso il Signore, scegliamo di lasciarci condurre ad aprire lo sguardo, a contemplare la grandezza dell'annuncio di salvezza, a contemplare la bellezza dell'amore di Dio! Il Signore Gesù viene a donarci una salvezza che è per tutti, che raggiunge tutti, di cui tutti dobbiamo gioire. Viene a colmarci della sua carità che non è invidiosa, che non tiene conto del torto subito, che supera tutto che cerca costantemente la comunione.
Lasciamoci colmare di questa grazia, alziamo lo sguardo e impariamo a gioire della salvezza di tutta l'umanità, solo così scopriremo la gioia che il Signore ha preparato per noi.

sabato 23 gennaio 2016

In ascolto, seduti sulle ginocchia del Padre - Riflessione sul Vangelo di domenica 24 gennaio 2016

Penso sia capitato a tutti, da bambini, che un genitore, un nonno, una zia, una persona che teneva a noi, ci abbia preso in braccio, ci abbbia fatti sedere sulle sue ginocchia, per raccontarci qualcosa di importante per spiegarci qualcosa che ci sarebbe servita nella vita. Quanta dolcezza, quanto affetto abbiamo provato e con quanta attenzione abbiamo ascoltato.
Ogni giorno il Padre vuole farci sedere sulle sue ginocchia, vuole parlare al nostro cuore attraverso la sua Parola. Vuole insegnarci a vivere bene, vuole aiutarci ad evitare gli errori, vuole tracciare davanti a noi una strada sicura su cui camminare andando sempre avanti.
Ogni giorno ci rinnova questo invito ad ascoltarlo, ogni giorno ci rivolge una parola di salvezza, che compie ciò che esprime, che realizza quanto promesso. Quando il Signore ci dice che fa vedere i ciechi è perché veramente guarisce la nostra cecità, una cecità forse non materiale ma una cecità del cuore, quando ci dice che viene a liberarci è perché veramente viene a spezzare le catene della paura, dell'egoismo, del dolore.
Siamo abituati ad ascoltare rassicurazioni, incoraggiamenti, promesse, che lasciano il tempo che trovano, che non portano cambiamenti nella nostra vita, che la lasciano inalterata.
Il Signore, invece, mantiene sempre ciò che promette, basta lasciarglielo compiere, basta mettersi in ascolto vero, basta aprirgli il cuore, comprendere che quella parola, proclamata davanti a tante persone, è per me, pensata per me, parla alla mia vita, realizza ciò che promette.
Gesù conclude la sua lettura nella sinagoga dicendo: "oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato con i vostri orecchi". Non è solo loggi di duemila anni fa, è il nostro oggi perché la promessa di Dio si compie oggni nella mia vita, devo fidarmi, devo crederci.
I santi, anche quelli dei nostri tempi, anche quelli sconosciuti perche non sono canonizzati, hanno vissuto esperienze profondissime di gioia e di salvezza, semplicemente perché hanno ascoltato.
Donaci, Signore Gesù, di saperci mettere in ascolto della tua parola ogni giorno, di lasciarci toccare il cuore, di lasciarci commuovere fino alle lacrime perché tu rivolgi a ciascuno di noi la tua parola di salvezza. Insegnaci a non essere ascoltatori disattenti, metti nel nostro cuore ogni giorno il desiderio di nutrirci alla mensa della tua Parola, di non perderne mao nemmeno una virgola, a saper riconoscere quanto il tuo Spirito sta dicendo al nostro cuore.
Rendici capaci di gioire oggi della tua salvezza compiuta e realizzata.

sabato 9 gennaio 2016

Immersi nell'abbraccio dell'Amore di Dio - Riflessione sul Vangelo di domenica 10 gennaio 2016

In occasioni speciali come la Prima Comunione, la Cresima, un compleanno particolare, può esserci capitato di aver ricevuto regali molto preziosi che però, essendo bambini non abbiamo saputo apprezzare e comprendere. Doni che finiscono dimenticati in fondo a qualche cassetto finché, magari, molti anni dopo ci ricapitano in mano e a quel punto ne possiamo comprendere meglio l'importanza e li rivalutiamo e apprezziamo in modo totalmente nuovo. 
Con i doni di Dio accade sempre così, sono così grandi, preziosi, importanti, profondi che per capirli non basta una vita... letteralmente non basta!
Il dono più prezioso che il Signore ci ha fatto è il Battesimo e forse anche quello è finito nel fondo di un cassetto, sappiamo di averlo ma non ne abbiamo mai contemplato la preziosità.
La festa del Battesimo di Gesù che chiude il Tempo di Natale, ci aiuta a comprendere e rivalutare questo sacramento che, anche se non ne siamo molto consapevoli, ci ha letteralmente cambiato la vita. 
Nella pagina di Vangelo che ascoltiamo in questa domenica Giovanni Battista annuncia che il Messia, il Signore Gesù, viene a battezzarci nello Spirito Santo e nel fuoco. 
Il termine Battesimo significa immersione dunque quando abbiamo ricevuto questo sacramento siamo stati immersi nello Spirito Santo, nel fuoco dell'amore di Dio e questo ci ha trasformati profondamente. Il Battesimo ci ha messo in relazione con Dio, una relazione strettissima, una relazione piena e completa, Dio ci ha accolti in sé, ci ha circondati di un abbraccio totale, che non tralascia nulla di noi. Il suo amore ci purifica, brucia ciò che è di troppo, ciò che deturpa la nostra bellezza, quella bellezza che Egli ci ha donato, come il fuoco purifica l'oro, toglie le scorie e ne fa brillare la lucentezza. 
Se vogliamo capire cosa comporta il Battesimo per noi guardiamo all'esperienza che vive Gesù così come ce la descrive l'Evangelista. 
Gesù è in preghiera, ha dunque aperto il cuore al Padre, i cieli si aprono, la risposta del Padre non si fa attendere, questo scambio d'amore prende una forma corporea, lo Spirito Santo scende su Gesù come una colomba mentre il Padre annuncia "Tu sei il Figlio mio, l'amato, in te ho posto il mio compiacimento". 
Quanto Gesù ha vissuto quel giorno al Giordano è offerto a ciascuno di noi oggi. I doni di Dio non sono mai limitati, il Battesimo non si è concluso con la fine del rito, è un dono che è iniziato con quel rito ma che continua anche oggi e per ogni giorno della nostra esistenza. Ciò significa che quanto descritto dal Vangelo lo possiamo vivere e sperimentare in ogni giorno della nostra vita. 
Dobbiamo solo imparare ad aprire il cuore al Signore, permettere allo Spirito Santo di agire in noi, in tutta la nostra persona, non solo nel nostro spirito, entrare in dialogo con il Padre per mezzo di Gesù. Proviamo, per una volta, a lasciare la preghiera di richiesta e di supplica, impariamo a lodare Dio, ad aprirgli il cuore, a dirgli "grazie", ad abbandonarci a Lui, alla sua forza, alla sua opera di trasformazione, di cambiamento. Mettiamoci in ascolto, con la semplicità e l'umiltà del cuore, capaci di lasciarci stupire, pronti a saperci riconoscere figli amati, perché questo è ciò che il Padre vuole dire a ciascuno di noi: "tu sei figlio mio, amato, in te mi compiaccio". Spesso pensiamo di non esserne degni o temiamo che questa parentela con Dio ci possa essere di ostacolo nel raggiungimento dei nostri obbiettivi. A ben guardare però tutti i nostri progetti hanno un unico scopo: farci sentire importanti, apprezzati, utili. Nessun progetto umano, però, riesce a soddisfare veramente questa fame di pienezza, a spegnere quella solitudine che è nel nostro cuore che ci spinge a cercare ogni giorno nuovi progetti. 
Se invece nella preghiera ci apriamo a Dio, ci abbandoniamo all'abbraccio del suo Spirito d'Amore scopriremo che è proprio nell'essere figli amati che troviamo la soluzione ad ogni nostro problema, non solo quelli spirituali, anche i problemi materiali e quotidiani. Accogliere pienamente il dono del Battesimo, iniziare a vivere come veri figli di Dio, ci fa guardare a tutta la nostra vita in modo completamente diverso, ci fa vedere soluzioni per le nostre difficoltà che non avevamo mai nemmeno considerato. 
Il Battesimo è il dono più prezioso e bello che abbiamo mai ricevuto, non lasciamolo chiuso in un cassetto, viviamolo ogni giorno e troveremo la nostra gioia. 

sabato 19 dicembre 2015

Gioiosa trepidazione - Riflessione sul Vangelo di domenica 20 dicembre 2015

Non so voi, ma quando ho qualche evento importante, qualcosa a cui tengo molto, la notte precedente dormo poco e alle prime luci dell'alba sono già sveglio. Un po' è la paura di fare tardi ma soprattutto è l'emozione di vivere quanto sto attendendo con impazienza. Mi affretto, faccio attenzione a non perdere tempo, faccio di tutto per arrivare rapidamente, per non perdere nemmeno un secondo.
Penso che, chi più chi meno, tutti ci siamo trovati in questo particolare stato di eccitazione dato dal desiderio di vedere compiuto ciò che stavamo attendendo.
Come noi, anche Maria deve aver provato questa eccitazione, il Vangelo di questa quarta domenica di Avvento ce la presenta che "si alzò e andò in fretta" a fare visita la cugina Elisabetta. Per capire questa trepidazione di Maria dobbiamo fare un passo indietro, appena prima l'Evangelista ci racconta dell'Annunciazione: l'angelo Gabriele annunciandole che sarebbe diventata la Madre del Figlio dell'Altissimo le lascia come segno proprio la gravidanza inattesa e straordinaria dell'anziana cugina. La dolce attesa di Elisabetta è così il primo segno che quanto annunciato dall'Angelo si sta compiendo, l'inizio della cosa più grande e importante di tutta la storia dell'umanità: Dio si fa uomo, Dio viene ad abitare in mezzo a noi. Maria, quindi, non può farsi sfuggire nemmeno un minuto, non può perdersi nemmeno un secondo di questa meraviglia che il Signore le ha annunciato, in cui avrà una parte fondamentale. Sarà l'occasione per ogni uomo di incontrare Dio faccia a faccia, di sperimentare il suo amore misericordioso non come qualcosa di lontano, di calato dall'alto, ma di vicino, offerto con tenerezza e delicatezza. Maria non può perdersi nemmeno un istante ti tutto questo per cui si alza e va in fretta a trovare Elisabetta. Appena arrivata saluta la cugina e il bambino che questa porta in grembo sussulta di gioia e colma anche la madre di quella gioia ben più grande della più grande delle gioie terrene, di gioia che viene dall'alto, di Spirito Santo. Elisabetta risponde al saluto e in questa risposta troviamo il motivo della gioiosa trepidazione di Maria: "Beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".
Maria è piena di entusiasmo perché ha semplicemente scelto di fidarsi di Dio, delle sue parole, del suo invito, del suo disegno d'amore, questo l'ha colmata d'amore, di gioia e di attesa.
"Beata lei!" ci verrà da dire...
Ma beati noi, piuttosto! Già perché Maria si è affrettata ad andare da Elisabetta per vedere il segno dell'inizio del compimento della Salvezza poi ha dovuto affrontare la gravidanza, con tutte le difficoltà e i pericoli che comportava nella sua situazione, è stata Madre del Figlio di Dio, l'ha accompagnato e seguito per tutta la vita, fin sotto la croce, dopo la resurrezione è stata punto di riferimento per gli Apostoli. Maria ha vissuto tutta la nostra redenzione non da un punto di vista privilegiato ma, al contrario, vivendo un compito importante e difficile. In ogni momento della sua vita, però, non ha smesso di credere nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto e così è andata avanti, giorno per giorno, affrontando ogni fatica e difficoltà affinché noi, oggi, potessimo ancora sperimentare che davvero Dio si fa vicino a ciascuno di noi.
Se solo ci pensassimo bene! Ci renderemmo conto che ogni giorno noi abbiamo la possibilità di partecipare non solo al primo segno della salvezza, come Maria nella Visitazione, ma a tutta la Salvezza compiuta! Ogni volta che celebriamo l'Eucarestia il Signore ci parla attraverso la sua Parola come ha parlato a Maria attraverso Gabriele, si dona a noi nel suo Corpo e nel suo Sangue! A pensarci bene dovremmo avere in noi quella stessa trepidazione di Maria ogni volta che ci alziamo e ci avviamo a partecipare alla Messa! Anzi dovrebbe essere anche più grande!
Invece spesso prendiamo parte alla celebrazione dell'Eucarestia con svogliatezza, più perché è un dovere che per incontrare il Signore Gesù. Arriviamo tardi, siamo disattenti, pensiamo ai nostri affari. Qual'è il problema? Che non abbiamo ancora creduto a ciò che il Signore ci ha detto! Per questo non siamo felici, non siamo beati!
In questi ultimi giorni di Avvento chiediamo al Signore che ci renda capaci di credere veramente, con il profondo del cuore, che quello che ci è stato annunciato dalla sua Parola, da tanti testimoni nella nostra vita, catechisti, sacerdoti, amici, religiose, che, cioè, egli è venuto alsalvarci, si è fatto uomo per ciascuno di noi, per mostrarci il suo amore, la sua misericordia, non è una bella favoletta ma realtà! Chiediamogli di credere profondamente e di donarci quella santa e gioiosa trepidazione che fu di Maria nell'andare a far visita a Elisabetta, chiediamo che ci colmi della gioia dello Spirito così che anche noi possiamo continuare con fiducia, serenità e speranza il nostro cammino e vivere ogni giorno secondo il grande disegno d'amore del Padre.

sabato 12 dicembre 2015

Purificati per gioire veramente - Riflessione sul Vangelo di domenica 13 dicembre 2015

Avete mai organizzato una festa a sorpresa per qualcuno? Se lo avete fatto sicuramente volete molto bene al festeggiato perché è una impresa riuscire ad organizzare tutto senza farsi scoprire ma altrettanto sicuramente il festeggiato si fida molto di voi perché per fare la sorpresa molto probabilmente avete dovuto convincerlo a seguirvi senza fare troppe domande.
Siamo tutti abituati fin da piccoli a determinare la nostra vita, a controllarla, a scegliere cosa fare e cosa non fare. Ci piace molto poter decidere liberamente e quando questa libertà ci viene negata rimaniamo molto contrariati, scegliere poi di fidarci e lasciarci condurre da altri è davvero una cosa molto rara.
Anche nella vita spirituale ragioniamo così, pensiamo sia una questione di cose da fare, di scelte radicali, di cambiare totalmente le nostre abitudini, di eliminare tanti comportamenti. Quest'idea è ben radicata in ciascuno di noi ed è ciò che ci fa rimandare la scelta della conversione sempre a domani, come l'inizio della dieta, perché, in fondo come la dieta, capiamo che la conversione ci farebbe bene ma ci piace tanto quello che abbiamo che preferiamo rimandare ancora.
Le folle che avevano ascoltato la predicazione di Giovanni Battista avevano intuito che quello che il Precursore annunciava era ciò che avrebbe cambiato radicalmente la loro vita, era la salvezza che tanto stavano aspettando, per cui, forse con un po' di timore, avevano chiesto a Giovanni "cosa dobbiamo fare?"
La risposta del Battista deve averli stupiti, come deve stupire noi oggi: continuate a vivere la vostra vita, scegliete solo di vivere con giustizia e carità. Nessuna spogliazione, nessuna rinuncia, nessuna privazione, vivi solo la tua vita con attenzione a chi ha bisogno e svolgendo il tuo lavoro con onestà e giustizia.
A noi non è chiesto di fare altro, non dobbiamo voler controllare anche la nostra conversione! Viviamo con giustizia e carità e poi lasciamo che faccia il Signore.
È il Signore Gesù che ci battezza in Spirito Santo e fuoco, è lui a compiere la conversione in noi, è la sua grazia che ci insegna a discernere il bene dal male, il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto. Dobbiamo solo lasciarci immergere nello Spirito Santo che è l'Amore del Padre e del Figlio, dobbiamo solo lasciare a lui il controllo della nostra vita, dobbiamo iniziare a scegliere secondo la verità che ci rivela, secondo l'amore ce ci ispira, secondo il bene che ci fa desiderare di compiere.
La conversione non è un atto faticoso, è permettere al Signore di trasformare la nostra vita, di renderla conforme al suo amore, di portarla al suo compimento. Senza paura dobbiamo mettere tutta la nostra vita nelle mani del Signore, dobbiamo lasciare che ci faccia vedere cosa ci fa male, cosa ci chiude in noi stessi, cosa ci isola dagli altri e dobbiamo permettergli di purificarci, di bruciare, cioè, nel fuoco del suo amore tutto ciò che non è secondo il nostro bene. Se l'idea ci spaventa almeno un po' è del tutto normale, siamo abituati ad avere il pieno controllo della nostra vita, siamo affezionati ad ogni sua parte e l'idea di lasciare il controllo ad un altro e permettergli di togliere ciò che non va è normale che ci atterrisca.
Ma possiamo fidarci? Io direi proprio di sì! Il Signore Gesù viene a salvarci, viene a colmare la nostra vita di gioia, di pace e di serenità. La Chiesa ci invita in questa domenica a gioire perché il Signore è vicino, viene a liberarci dalle nostre schiavitù, a custodirci da ciò che ci fa male.
Ma come si fa a riconoscere l'azione dello Spirito? Basta volerlo! Il Signore parla a ciascuno di noi in modo diverso, così come ciascuno può comprendere. Ci parla attraverso la sua Parola, in ciò che ci accade, attraverso tante persone, in molti modi diversi e non dobbiamo temere perché continua a ripetere ciò che vuole dirci finché non l'abbiamo capito.Il Signore parla alla nostra vita come con una sinfonia in cui tanti strumenti diversi suonano ma tutti compongono un'unica melodia.
Il nostro Avvento continui, allora, nell'attesa del Signore che viene a convertirci, viene a purificare la nostra vita dal male e dalla falsità per donarci la gioia vera.